Orgoglioso della sua Atalanta, Raffaele Palladino. Il pari contro il Como, maturato in inferiorità numerica per 90 minuti, è motivo di soddisfazione, al netto dell’ovvia sofferenza nell’arco del match: “Carnesecchi ha parlato di fatica? Per loro è stata fisica, per me mentale (ride, ndr). Ma io sono orgoglioso dei ragazzi, di quanto hanno fatto e di cosa hanno espresso. Mi prendo il lato positivo di q quanto successo oggi. Ho chiesto alla squadra di stare nella difficoltà della partita, mi è piaciuto lo spirito e il lottare assieme. Abbiamo ragionato da squadra, difendendo bene e buttando il cuore all’ostacolo. Punto guadagnato, come una vittoria”.
Sul cambio Scamacca-Sulemana successivo al rosso sventolato ad Ahanor: “Sono scelte che fai nel giro di uno-due minuti, con l’uomo in meno devi tenere in campo alcune caratteristiche. Charles sa fare bene la prima punta perché si tratta di un lavoro che fa anche in nazionale: è alto, regge fisicamente, sa tenere palla in avanti. Abbiamo chiuso le fasce, messo gente di gamba come Zalewski e Bernasconi. A prescindere dal singolo, comunque, mi è piaciuta la squadra e lo spirito di sacrificio. I ragazzi mi hanno fatto emozionare”.
Palladino ha analizzato poi ciò che può aver portato il pari del Sinigaglia ai suoi ragazzi, non solo in termini di classifica: “Credo che questa partita ci dia tanto, a prescindere dal punto in sé: prendiamo consapevolezza su ciò che dobbiamo fare. Sinceramente, avrei voluto giocarmela in undici contro undici perché volevo vincerla: era la mentalità che ci ha portato fin qua a Como, per accorciare in classifica. Non è stato possibile, abbiamo dovuto modificare tutto e metter dentro le giuste caratteristiche. Per noi è come se fosse una vittoria. Ai fini della classifica abbiamo guadagnato un punto, è vero, ma a me interessa la crescita mentale della squadra. Avevamo bisogno anche di questo”.
Sull’episodio che ha visto protagonista Ahanor, espulso all’alba del match: “Con Ahanor ho parlato. Ciò che gli ho detto resta tra noi ma per me è un futuro campione, ha 17 anni e ha commesso una leggerezza ma era consapevole di ciò che aveva fatto: a fine partita era dispiaciutissimo. Gli dobbiamo concedere anche queste cose perché lo fanno crescere, a fine partita c’è stato un bell’applauso nello spogliatoio e tanti abbracci: la squadra ha ragionato da grande gruppo, qua si gioca l’uno per l’altro. E hanno giocato anche per lui. Nuovi acquisti dopo la partenza di Lookman? Dal mercato non mi aspetto niente, stiamo a posto così”.




