La società nerazzurra da questa operazione ha incassato circa 400mila euro, l’indennizzo di formazione previsto per i club che hanno cresciuto un giovane calciatore. Il meccanismo si attiva quando un talento senza contratto da professionista si trasferisce all’estero.
Un indennizzo che non ripaga
Il caso Inacio ha riacceso il dibattito su una falla del sistema. L’indennizzo copre i costi di formazione sostenuti per un giocatore tra i 12 e i 21 anni, ma solo in caso di trasferimento internazionale di un under 23. La difficoltà per club come l’Atalanta, che investono risorse nella crescita dei giovani, è evidente. Vedere un talento formato in casa sbocciare altrove senza un adeguato ritorno economico è uno scenario che si ripete con frequenza, come sottolineato dall’amministratore delegato Luca Percassi: “Oggi vediamo un tesserato del nostro club, cresciuto a Zingonia e di cui il papà è stato portato nella mia prima presidenza a Bergamo. È successo questo episodio ma io non voglio giudicare la decisione del ragazzo. Per me è molto grave è il fatto che il Borussia non abbia mai dato la disponibilità a sedersi e risolvere una questione che noi abbiamo portato in FIFA“.




