Atalanta al lavoro a Zingonia. Palladino prosegue senza i nazionali
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Palladino si gioca la stagione in Coppa Italia. In palio il futuro della Dea

Il giudizio sulla stagione di Palladino passa dalla Coppa Italia. Il giornalista Riscassi analizza il presente della Dea, tra la pesante eredità di Gasperini, il futuro e le mosse di mercato.

La stagione di Raffaele Palladino si decide in Coppa Italia. Il percorso dell’allenatore sulla panchina dell’Atalanta passa dal trofeo nazionale, un obiettivo che potrebbe trasformare un’annata positiva in un successo pieno. Il giornalista di Rai Sport Andrea Riscassi, in occasione della presentazione del suo libro “Solo Atalanta. 90’. Tante vite”, ha analizzato il presente della squadra, tracciando un bilancio tra l’eredità di Gian Piero Gasperini e le sfide future.

Una frattura chiamata Roma e il nuovo corso

L’addio di Gasperini ha lasciato un segno. La sua scelta di trasferirsi alla Roma, una rivale sentita a Bergamo, è stata vissuta come una ferita. Secondo Riscassi, se il tecnico fosse andato altrove, “la frattura sarebbe stata minore”. Paradossalmente, proprio la forte rivalità con i giallorossi ha aiutato i tifosi a superare una separazione difficile. Palladino ha portato un metodo diverso, meno diretto del suo predecessore ma non per questo meno rigido. “È più diplomatico, ma non credo che negli spogliatoi sia remissivo”, afferma Riscassi. Il nuovo tecnico difende il gruppo davanti alla stampa, una comunicazione differente che ha contribuito ad abbassare la tensione. I giocatori stessi, secondo il giornalista, confermano che con il suo arrivo “è scattato un click”, riportando un clima più sereno all’interno dello spogliatoio.

La Coppa Italia come spartiacque

Il giudizio sull’operato di Palladino è legato alla Coppa Italia. Riscassi è chiaro: battere la Lazio in semifinale garantirebbe l’accesso all’Europa, con benefici economici per la stabilità del club. Una finale, magari vinta, consacrerebbe la stagione. “Se Palladino, dopo quattro mesi, ci portasse a vincere la Coppa Italia, sarebbe l’annata perfetta, il passaggio generazionale perfetto”. In vista del mercato, il futuro di alcuni giocatori appare segnato. Per Éderson, il percorso naturale sembra essere un trasferimento all’estero. La speranza, secondo Riscassi, è di costruire una base solida su giovani italiani come Scalvini e Carnesecchi, trattenendo talenti cresciuti nel vivaio. Per l’attacco, il giornalista ha un nome: Moise Kean. “Per il gioco proposto da Palladino e per come struttura l’attacco, lui è molto più performante di Scamacca”.

L’identità di un tifo maturo

L’analisi di Riscassi tocca anche l’evoluzione del tifo atalantino, diventato un pilastro dell’identità del club. L’identificazione tra squadra, città e provincia è sempre più forte, visibile nei tanti giovani che indossano i colori nerazzurri. Questa maturità si manifesta anche allo stadio, con un pubblico capace di riconoscere il valore degli avversari, come accaduto con gli applausi per il gol di Olise nella sconfitta contro il Bayern Monaco. Un momento distintivo è il coro che parte a metà del secondo tempo, una sorta di “Haka nerazzurra”. Riscassi lo descrive come “un rito collettivo che spaventa gli avversari”, un muro sonoro che si stringe attorno alla squadra e a cui le tifoserie ospiti faticano a reagire. Un’energia che definisce l’anima del tifo bergamasco.