L’Atalanta viaggia a due velocità. In campionato la difesa è un bunker, in Champions League un reparto che concede troppo. I numeri certificano una differenza netta tra le prestazioni in Serie A e quelle europee.
Numeri opposti
Il 2026 ha trasformato la Dea. Nessuna squadra nei cinque maggiori campionati europei ha collezionato più clean sheet, ben sei in otto partite di Serie A dall’inizio dell’anno. Un dato che parla chiaro. Solo Durosinmi del Pisa e Thorsby della Cremonese sono riusciti a battere Carnesecchi, a testimonianza di un’organizzazione ritrovata. In Europ però la musica cambia. Le sconfitte contro Athletic Bilbao, Union Saint-Gilloise e Borussia Dortmund hanno evidenziato un’altra realtà, fatta di disattenzioni pagate a caro prezzo. A Dortmund la squadra è crollata subito. Il gol di Guirassy dopo tre minuti ha mostrato un approccio morbido, mentre il raddoppio ha palesato difficoltà nelle marcature preventive e nelle letture individuali. Palladino ha cercato soluzioni. Ha ruotato gli uomini inserendo Kossounou e Kolasinac al fianco di Djimsiti, ma senza ottenere la reazione attesa. Anche contro il Bilbao la squadra aveva tre reti in sedici minuti, tradita da errori dei singoli, mentre con l’Union Saint-Gilloise era stato un errore su palla inattiva a decidere la partita. Lo ha detto anche il tecnico: la fase difensiva non è solo dei difensori, ma un meccanismo collettivo che in Germania non ha funzionato.




