Antonino Bernardini non usa mezzi termini. L’Atalanta che si presenterà a San Siro contro l’Inter sarà una squadra “arrabbiata”, pronta a cancellare la delusione europea. La sconfitta pesante con il Bayern non scalfisce le certezze dell’ex centrocampista, che prevede una reazione d’orgoglio. Dal suo punto di osservazione privilegiato, quello di chi ha vestito la maglia per cinque stagioni e vive ancora a Bergamo, Bernardini analizza il presente della Dea in una intervista a TuttoAtalanta, mescolando ricordi personali e analisi tecnica.
Un legame oltre la retrocessione
Il rapporto tra Bernardini e l’Atalanta è un filo che non si è mai spezzato. Cinque anni, dal 2003 al 2008, hanno lasciato un segno. Due promozioni, ma soprattutto una retrocessione vissuta in un modo unico. “Quando siamo retrocessi matematicamente, contro la Roma, i tifosi ci hanno acclamato”, ricorda. Il “Bocia” scese in campo per invitarli a un giro d’onore tra gli applausi. Un paradosso che spiega la mentalità di Bergamo. “Retrocessi e applauditi: non succede ovunque”. Per questo, l’omaggio dello stadio alla squadra dopo la sconfitta con il Bayern non lo ha stupito. “Quello di Bergamo è un pubblico riconoscente. Se vede l’impegno, ti applaude”.
Schiettezza e scherzi: da Delneri a Colantuono
Non tutto però è stato semplice. L’addio alla Dea porta il nome di Luigi Delneri. “Le premesse erano buone, ma io sono sempre stato uno molto diretto”, ammette Bernardini. Quella schiettezza gli costò il posto in squadra e la fine del rapporto con l’Atalanta, un epilogo definito “il momento più brutto” dei suoi cinque anni a Bergamo. Un clima diverso da quello vissuto con Stefano Colantuono, un allenatore “quasi un amico”. Lo spogliatoio di quella promozione era un gruppo unito, capace di organizzare scherzi memorabili, come quando nascosero la Mercedes nuova del tecnico tra le porte del campo di Zingonia. “Lui era un po’ tirchio”, racconta ridendo. “Tornò di corsa bussando alle nostre camere, urlando e chiedendoci dove avessimo messo la sua auto”.
La Dea di oggi e il talento di De Ketelaere
Bernardini guarda con ammirazione all’Atalanta attuale, una “realtà a livello europeo”. Pur essendo tifoso della Roma, squadra in cui è cresciuto, la Dea è rimasta nel suo cuore. Del centrocampo odierno apprezza la dinamicità di Éderson, un “motorino” che sa inserirsi, e il lavoro di De Roon. Ma se dovesse scegliere un solo giocatore da allenare, non avrebbe dubbi: “Scelgo De Ketelaere”. L’impatto del belga lo ha sorpreso. “Al Milan non mi piaceva nemmeno, mentre qui può fare la differenza. La fa lui e può farla fare anche agli altri con le sue giocate illuminanti”.




