Una sconfitta pesante non cancella un’identità. L’Atalanta esce da Monaco con un passivo severo contro il Bayern, ma la lezione più forte arriva dagli spalti e rafforza le convinzioni di Raffaele Palladino. La strada è tracciata. Non si torna indietro.
Il divario con l’Olimpo d’Europa
Il campo ha parlato chiaro. Il Bayern Monaco appartiene a una categoria superiore, quella delle prime potenze europee, una dimensione oggi fuori portata per i nerazzurri. La scelta di Palladino di aggredire alti i bavaresi non ha pagato nel risultato, con tre gol subiti in ogni tempo prima della rete di Mario Pasalic nel recupero. Non è stata una questione tattica. La differenza di valori avrebbe determinato l’esito a prescindere dal modulo scelto, come dimostra il punteggio finale.
La tentazione di cambiare e la forza delle idee
A fine gara, Marten de Roon ha ipotizzato la necessità di un atteggiamento più conservatore. Una reazione a caldo, dettata dall’amarezza di una serata da incubo. Abbandonare la filosofia propositiva sarebbe però un errore più grande, come analizzato da Pietro Serina sul “Corriere di Bergamo”. Significherebbe rischiare di tornare alle prestazioni opache che hanno frenato la squadra in autunno. Un passo indietro che Palladino non vuole compiere, per non vanificare il lavoro svolto fino a questo momento.
La lezione dei tifosi e le parole di Kimmich
La vera risposta ai dubbi è arrivata dai tifosi. Il loro sostegno incessante ha lasciato senza parole persino gli avversari. Joshua Kimmich, leader del Bayern, ha confessato la sua ammirazione nel post-partita per il calore del pubblico bergamasco. “Non ho mai visto i tifosi sostenere così una squadra che ha preso sei gol”, ha detto il centrocampista tedesco. Un patrimonio di passione che diventa il punto da cui ripartire. La squadra ora ha un calendario fitto, con la trasferta contro l’Inter e la semifinale di Coppa Italia con la Lazio il 22 aprile. Quella sarà l’occasione per ripagare tanto affetto.




