Una superiorità numerica che si trasforma in condanna. L’Atalanta inciampa contro il Sassuolo in una partita dalla dinamica inspiegabile, dominata in parità numerica e persa dopo l’espulsione di un avversario. L’analisi del giornalista Pietro Serina, intervenuto sul canale YouTube di Radio Dea e ripreso da TuttoAtalanta.com, fotografa le difficoltà di una squadra apparsa scarica dopo le fatiche europee e ora chiamata a una reazione immediata in Coppa Italia. Un passo falso che compromette la rincorsa a un posto in Champions League tramite il campionato.
Il crollo dopo il rosso a Pinamonti
La partita ha vissuto un ribaltamento imprevisto. “In undici contro undici la gara la stavamo facendo noi senza discussioni”, ha spiegato Serina, evidenziando come la scelta di Palladino di schierare Zalewski trequartista stesse dando i suoi frutti. L’espulsione di Pinamonti ha cambiato tutto. Un paradosso tattico. Il Sassuolo si è riorganizzato con un 4-4-1 compatto, chiudendo ogni varco centrale. L’Atalanta, invece di sfruttare le fasce, si è intestardita in attacchi centrali prevedibili e inefficaci. “Non ci abbiamo capito tanto nel primo tempo”, ammette il giornalista. La stanchezza accumulata nell’impresa contro il Borussia Dortmund è la principale attenuante. Mancava la gamba, mancava la lucidità. A salvarsi dalla prestazione negativa sono in pochi: il portiere Carnesecchi, Musah per il gol, Zappacosta per le iniziative nel secondo tempo e il giovane Bernasconi.
Ora testa solo alla Lazio
La sconfitta di Reggio Emilia rende la rincorsa ai primi quattro posti “praticamente impossibile”. L’attenzione si sposta inevitabilmente sulla Coppa Italia. Mercoledì c’è la semifinale contro la Lazio. Serina avverte che la squadra dovrà ritrovare se stessa, cercando un equilibrio tra la grande prestazione europea e la deludente prova in campionato. Le assenze pesano: mancheranno Ahanor, Ederson, Zappacosta, De Ketelaere e Raspadori. Si giocherà in un Olimpico vuoto per lo sciopero del tifo laziale, un fattore da sfruttare. L’obiettivo è chiaro: “cercare il risultato e non andare a sbragare”. Il monito finale è perentorio. “Sarebbe pazzesco e imperdonabile buttar via in questo modo una possibilità d’oro per andare a giocarci un’altra finale”.




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