L’Atalanta è una piccola che va rispettata. A dirlo è Karl-Heinz Rummenigge, che dalle colonne de La Gazzetta dello Sport ha analizzato il percorso del club bergamasco, elogiandone la struttura e i risultati ottenuti. L’ex dirigente del Bayern Monaco ha ripercorso i successi europei della squadra, definendo la vittoria in Europa League contro il Leverkusen un trionfo meritato sotto ogni aspetto.
Un rispetto guadagnato in Europa
In Germania la percezione del club è cambiata. La rimonta contro il Borussia Dortmund è un episodio che Rummenigge ricorda bene, un risultato che in pochi si aspettavano e che ha consolidato la reputazione della squadra. Secondo l’ex attaccante, a partire dagli ottavi di finale delle competizioni europee non si può sottovalutare nessun avversario. Per andare avanti servono umiltà, concentrazione e rispetto, qualità che riconosce nel percorso dell’Atalanta. Il calcio moderno, spiega, è pieno di sorprese e le squadre considerate minori hanno dimostrato di poter competere ai massimi livelli.
La forza della società e la scelta degli uomini
Oltre ai risultati sportivi, Rummenigge si è detto ammirato dall’organizzazione societaria. Ha conosciuto la famiglia Percassi, apprezzandone la visione e la gestione tranquilla, capace di operare senza subire pressioni esterne. Una solidità che ha permesso di fare scelte oculate, prima fra tutte quella di Gian Piero Gasperini. L’ex tecnico viene indicato come il principale artefice dei successi nerazzurri, un allenatore capace di creare un capolavoro non solo nei risultati ma anche nella qualità del gioco espresso. Un’eredità che, secondo Rummenigge, sembra essere stata raccolta positivamente dall’attuale tecnico Raffaele Palladino. ‘Nel calcio oggi hai bisogno della qualità della squadra, ma hai bisogno di un mister di grande qualità anche umana’, ha concluso.
I ricordi dal campo e il legame con Bergamo
Il legame di Rummenigge con l’Atalanta risale ai suoi tempi da giocatore nell’Inter. Ricorda una partita del 1986 in cui la sua squadra si trovò sotto per 3-0. Fu lui a segnare su rigore il gol della bandiera. Già allora, le trasferte a Bergamo erano tutt’altro che semplici, con uno stadio caldo e tifosi capaci di trascinare la squadra. Un pensiero è andato anche al dramma del Covid, con le immagini dei camion militari che trasportavano le bare. ‘Quando vedevamo le scene al telegiornale mi venivano le lacrime agli occhi’, ha confessato, mostrando un lato umano del suo rapporto con la città.




