Bergamo ha dato il suo ultimo saluto a Giuseppe Savoldi. Nella Chiesa di Ognissanti al Cimitero Monumentale, la città si è riunita per omaggiare un simbolo del calcio italiano, un uomo che ha saputo coniugare la grandezza in campo con l’umiltà nella vita. Presenti familiari, vecchie glorie del calcio e una delegazione del club nerazzurro, a testimonianza di un legame mai spezzato.
L’orgoglio e il dolore di un figlio
Le parole hanno faticato a uscire. A rompere il silenzio è stato il figlio Gianluca, con una confessione che ha toccato i presenti. Ha parlato del peso di un cognome ingombrante, delle aspettative e dei pregiudizi che ha dovuto affrontare. “Essere tuo figlio mi è costato, ma sono fiero di essere il tuo ‘figlio di papà’”, ha ammesso con la voce rotta dall’emozione. Un discorso che ha svelato il lato più intimo di un rapporto complesso, ma pieno d’amore. Gianluca ha ricordato un padre che, lontano dai riflettori, trovava la felicità nelle piccole cose, un campione che ha sempre scelto la via della semplicità. Anche la figlia Guya ha voluto lasciare un ricordo, parlando della forza d’animo del padre, un insegnamento trasmesso fino all’ultimo.
Le notti nel seminterrato e il ricordo degli amici
Il ritratto dell’uomo, prima ancora che del calciatore, è emerso dai racconti di chi lo ha conosciuto bene. Glenn Stromberg, icona svedese dell’Atalanta, non fu suo compagno di squadra, ma vicino di casa a Ponteranica. “Vivevo nella sua palazzina, i nostri figli giocavano insieme”, ha raccontato. L’ex capitano nerazzurro ha dipinto l’immagine di serate infinite passate in un seminterrato con una ventina di amici, a condividere storie fino a tardi. Un focolare domestico che Savoldi sapeva creare con naturalezza. Attorno alla famiglia si sono stretti tanti volti noti del passato atalantino, da Pier Luigi Pizzaballa a Bortolo Mutti, da Adelio Moro a Marino Magrin, tutti presenti per l’ultimo abbraccio a un amico.
Una carriera nei colori sulla bara
Sulla bara erano raccolti i simboli di una carriera intera. Una maglia speciale dell’Atalanta con il numero nove, le bandiere del Bologna e le sciarpe del club Napoli Bergamo Azzurra. Un tributo trasversale che racconta la traccia lasciata da Savoldi in ogni piazza in cui ha giocato. A rappresentare il presente e il futuro della società bergamasca, guidata dal presidente Antonio Percassi, era presente una delegazione della squadra Under 15. Un ponte ideale tra il passato glorioso e le nuove generazioni. Padre Marco Bergamelli, nell’omelia, ha ricordato l’uomo per i talenti ricevuti e per l’amore donato alla sua famiglia. I suoi 168 gol in Serie A restano scritti nella storia, ma è il calore umano a definirne l’eredità.




