Atalanta: il gol leggendario di Protti che ancora fa parlare
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Igor Protti, lo Zar che Bergamo scoprì prima di tutti

Ci sono giocatori legati per sempre a una sola tifoseria. Poi ce ne sono altri capaci di superare colori e rivalità, lasciando un ricordo che appartiene a tutti. Igor Protti era uno di questi. Lo Zar, scomparso a 58 anni dopo una lunga battaglia contro la malattia che lui stesso aveva definito uno “sgradito ospite”,…

Ci sono giocatori legati per sempre a una sola tifoseria. Poi ce ne sono altri capaci di superare colori e rivalità, lasciando un ricordo che appartiene a tutti. Igor Protti era uno di questi.

Lo Zar, scomparso a 58 anni dopo una lunga battaglia contro la malattia che lui stesso aveva definito uno “sgradito ospite”, ha lasciato un segno profondo nel calcio italiano. Un affetto costruito negli anni, tra gol, sacrificio e un rapporto speciale con i tifosi.

Anche Bergamo può rivendicare un piccolo pezzo della sua storia. La città lo aveva conosciuto prima che diventasse il bomber amato da Bari e Livorno, quando era ancora un giovane attaccante alla ricerca della propria strada.

La stagione alla Virescit e la nascita dello Zar

Il primo capitolo bergamasco della carriera di Protti risale alla stagione 1988-89. Con la maglia della Virescit di Boccaleone, in Serie C1, l’attaccante arrivato dal Livorno trovò spazio e continuità.

Furono 10 i gol segnati in 31 partite, la prima volta in carriera in cui riuscì a raggiungere la doppia cifra. Un rendimento che attirò l’attenzione del Messina, pronto a puntare su di lui nell’estate successiva per sostituire Totò Schillaci, trasferitosi alla Juventus.

La parentesi bergamasca durò poco, ma rappresentò un passaggio importante. Da quel momento iniziò un percorso che avrebbe portato Protti ai vertici del calcio italiano.

Un bomber capace di entrare nella storia

La carriera di Protti è rimasta legata ai numeri e ai traguardi raggiunti. Nel 1995-96, con la maglia del Bari, vinse la classifica marcatori della Serie A con 24 gol insieme a Giuseppe Signori.

Quel risultato ebbe un valore particolare: il Bari retrocesse in Serie B, rendendo Protti l’unico calciatore nella storia ad aver vinto il titolo di capocannoniere della Serie A con una squadra poi retrocessa.

La sua carriera racconta anche un altro primato. Insieme a Dario Hübner è stato l’unico giocatore capace di vincere la classifica marcatori in Serie A, Serie B e Serie C1.

Non era un attaccante costruito solo sul talento o sul fisico. Protti ha fatto della determinazione la sua caratteristica principale. Ha sfiorato l’Inter, è passato dalla Lazio, con cui ha vinto la Supercoppa italiana, e ha indossato la maglia del Napoli prima del ritiro della numero 10 di Diego Armando Maradona.

Poi c’è stato il legame speciale con Livorno, dove è diventato un simbolo riportando la squadra dalla Serie C alla Serie A insieme a Cristiano Lucarelli.

L’ultimo saluto di un uomo amato da tutti

Protti ha raccontato la malattia con lo stesso spirito con cui affrontava una partita: senza nascondersi e senza arrendersi. “Il mio avversario è partito dal 3-0, è complicata, ma ce la metterò tutta”, aveva detto parlando della sua battaglia.

Negli ultimi mesi aveva ricevuto diversi riconoscimenti. A dicembre era stato tedoforo per le Olimpiadi di Milano-Cortina, mentre a gennaio Livorno gli aveva consegnato la Livornina d’oro.

A fine maggio aveva trovato la forza di accompagnare all’altare la figlia Noemi, sorretto dal figlio Nicholas Flavio. Un momento di felicità prima dell’ultimo saluto.

Dopo la sua scomparsa sono arrivati messaggi da molte piazze italiane, da Livorno a Bari, passando per Lecce, Pisa, Spezia e Roma. Anche le tifoserie avversarie hanno riconosciuto il valore di un uomo capace di andare oltre il campo.

Gianluca Di Marzio lo ha definito “il bomber di tutti”. Una definizione che riassume il percorso di Protti: partito dalla provincia, diventato un simbolo nazionale.

Il suo ultimo messaggio alla famiglia parlava di un viaggio arrivato al fischio finale e si chiudeva con un augurio: un arrivederci, non un addio.

Da Bergamo, che lo aveva visto crescere per prima, fino a tutte le piazze che lo hanno amato, Igor Protti resta lo Zar di un calcio che non esiste più.