L’Atalanta detta le regole sul mercato e non fa sconti, nemmeno all’Inter. A spiegarlo è l’ex giocatore Andrea Agostinelli, intervenuto durante la trasmissione “1 Football Club” su 1 Station Radio. Secondo la sua analisi, la dirigenza nerazzurra milanese ha perso Marco Palestra per una questione di tempismo e di limiti di spesa, un copione che ricorda da vicino altre trattative sfumate, come quella per Ademola Lookman.
Il tempo è tutto: il caso Palestra
La trattativa per il giovane Marco Palestra si è arenata per l’indecisione dell’Inter. Agostinelli è diretto nella sua valutazione. “Se Piero Ausilio avesse voluto davvero il giocatore, avrebbe dovuto chiudere l’affare un mese fa”, ha affermato l’ex centrocampista. L’attesa ha aperto la porta ad altri club, in particolare al Chelsea, che ha cambiato le carte in tavola. “Quando arriva una squadra come il Chelsea e alza il prezzo, raddoppiando l’ingaggio proposto al ragazzo, come si può chiedere a un giovane di rifiutare?”. La delusione per l’Inter, secondo Agostinelli, è figlia di una strategia attendista che non paga, specialmente quando si ha a che fare con la Premier League. La stessa dinamica si sarebbe verificata anche per Nico Paz.
Nessuno sconto: la strategia nerazzurra
Il caso Palestra non è un episodio isolato, ma la conferma di una precisa politica del club bergamasco. Agostinelli ha tracciato un parallelo con quanto accaduto l’estate precedente con Ademola Lookman, anche lui vicino all’Inter prima che la trattativa svanisse. “Mi ricorda la situazione di Lookman”, ha commentato. La conclusione è netta: la dirigenza interista, pur composta da ottimi professionisti come Ausilio, opera con vincoli economici stringenti. Questi limiti si scontrano con la fermezza dell’Atalanta. “Le squadre italiane hanno un tetto di spesa, anche il direttore sportivo dell’Inter ce l’ha. Quando tratti con l’Atalanta, o paghi la cifra richiesta oppure il giocatore prende altre strade, spesso all’estero”.




