Un dettaglio contrattuale avrebbe fatto saltare l’arrivo di Raffaele Palladino sulla panchina dell’Atalanta. Secondo una ricostruzione del Corriere dello Sport, la trattativa tra il club bergamasco e l’allenatore, avvenuta tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, si sarebbe interrotta bruscamente a causa di una specifica richiesta del tecnico.
La clausola della discordia
Il nodo della questione sarebbe stata la pretesa di Palladino di inserire nel contratto una clausola rescissoria. Questa clausola gli avrebbe permesso di liberarsi facilmente nel caso di un’offerta da parte di un club di prima fascia. La richiesta non è stata accolta positivamente dalla dirigenza nerazzurra. In particolare, Luca Percassi avrebbe interpretato questa condizione come una mancanza di fiducia nel progetto e nello spessore raggiunto dalla società nel panorama calcistico italiano, portando alla rottura definitiva delle negoziazioni. A distanza di sette mesi da quei fatti, Palladino ha poi firmato un accordo triennale con il Bologna, dove ha iniziato il suo percorso. Resta l’interrogativo, sollevato dal quotidiano, se nel nuovo contratto sia presente una clausola simile a quella che fece naufragare l’accordo con l’Atalanta.




