Il cammino per la nuova Atalanta sarà lungo e complesso. Lo afferma Mattia Caldara, che in un’intervista a L’Eco di Bergamo ha analizzato il delicato processo di transizione che sta vivendo la squadra. Secondo l’ex difensore, il cambio di filosofia tattica richiede tempo per essere assimilato. “È difficile resettare: il processo rischia di essere lungo”, ha avvertito Caldara, spiegando come le difficoltà iniziali fossero prevedibili per la società.
Un cambio di filosofia radicale
Caldara ha descritto come il nuovo approccio tattico sia in netta contrapposizione con il passato. “È cambiato tutto: ora si fa l’opposto di ciò che è stato fatto per dieci anni”. L’ex giocatore ha definito Sarri un “perfezionista” che fornisce una grande quantità di nozioni tattiche, le quali possono entrare in conflitto con i meccanismi appresi in precedenza, mettendo in difficoltà alcuni elementi della rosa. Nonostante questo, Caldara si augura di “tornare a vedere un’Atalanta che gioca per vincere e che diverte, che ci mette la grinta e va all’attacco”, pur riconoscendo che replicare il calcio visto a Napoli potrebbe non essere possibile per la diversità degli interpreti.
Il ricordo personale e il confronto con il passato
Rievocando la sua esperienza personale con il tecnico, Caldara ha ricordato le difficoltà iniziali. “Se fossi sceso in campo ad agosto, avrei fatto più danni della grandine”, ha ammesso, spiegando di essere arrivato a ottobre, quando il processo di adattamento era già in fase avanzata e i carichi di lavoro iniziali, da lui definiti “enormi”, erano stati assorbiti. L’ex difensore ha poi tracciato un parallelo con un precedente momento di difficoltà superato dal gruppo, facendo notare una differenza sostanziale: “Noi superammo il momento perché andavamo al doppio degli altri, in primis era una questione fisica”. Oggi, secondo Caldara, quell’ingrediente non c’è più e la soluzione va cercata in altri aspetti, come i dettagli tattici.




