Caldara e l’addio al calcio: il ricordo degli anni all’Atalanta
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Caldara: «Mi aspetto un’altra Atalanta». E sulla Conference: «Ha il dovere di puntare a vincerla»

Le parole dell’ex difensore della Dea.

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Mattia Caldara si aspetta di rivedere un’Atalanta aggressiva, capace di divertire e giocare per vincere. L’ex difensore nerazzurro, intervenuto sulle colonne de L’Eco di Bergamo, ha parlato delle prospettive della squadra, degli obiettivi stagionali e della partecipazione alla Conference League, soffermandosi anche sull’addio di Marten de Roon e sul proprio futuro dopo il ritiro.

«Voglio rivedere un’Atalanta che attacca»

Caldara auspica un ritorno a un calcio propositivo, fatto di intensità e personalità. Il paragone con il passato è inevitabile, anche se l’ex difensore riconosce che alcuni protagonisti di quelle stagioni non sono facilmente sostituibili.

«Mi auguro di tornare a vedere un’Atalanta che gioca per vincere e che diverte, che ci mette la grinta e va all’attacco. Non dimentichiamo che a Napoli Sarri faceva un gran calcio, da avversario ho bei ricordi: magari non si possono raggiungere quei livelli perché certi giocatori non sono replicabili, ma mi aspetto un’altra Atalanta. E già nelle ultime partite ho iniziato a vedere qualcosa».

Obiettivo Europa, ma attenzione alla Conference League

Secondo Caldara, raggiungere il settimo posto in campionato non sarà semplice in una stagione di cambiamento. Il percorso europeo potrebbe incidere sulla classifica finale, soprattutto se la squadra dovesse spingersi fino alle fasi decisive della Conference League.

«In questo anno di cambiamento, sarà dura arrivare al settimo posto: sarà più facile ottenerlo uscendo presto dalle coppe, ma se l’Atalanta dovesse andare avanti in Conference allora potrebbe lasciare qualche punto prezioso nel finale e rischierebbe di finire ottava e fuori dall’Europa».

L’ex nerazzurro, tuttavia, non considera la competizione europea un impegno secondario. Al contrario, ritiene che l’Atalanta debba puntare al successo finale.

«Assolutamente no: spesso viene denigrata, ma è una coppa europea, dà prestigio, visibilità e autostima. L’Atalanta può vincerla e ha il dovere di puntare a questo obiettivo: si giocherà tutto dai quarti in poi, negli ultimi turni».

Il ricordo di Venezia e il periodo difficile dopo gli infortuni

Caldara ha ricordato anche la stagione trascorsa al Venezia, un’esperienza importante per ritrovare serenità dopo i problemi fisici che avevano condizionato la sua carriera.

«Ho un ricordo bellissimo della mia annata a Venezia: fu una liberazione. È stato il primo anno, dopo gli infortuni, in cui sono stato a lungo senza dolori alle ginocchia».

L’ex difensore avrebbe voluto continuare all’Atalanta, ma ha riconosciuto di non sentirsi nelle condizioni migliori per restare. La scelta di cambiare ambiente e mentalità gli ha permesso di ritrovare continuità, nonostante la retrocessione del Venezia.

«Mi sono reso conto dei miei limiti e nell’anno in laguna sono stato bene, nonostante l’amarezza per la retrocessione».

De Roon, Caldara: «Al suo posto sarei rimasto»

Tra gli argomenti affrontati c’è anche la partenza di Marten de Roon. Caldara ha ammesso di essere rimasto sorpreso dalla decisione del centrocampista e ha spiegato che, al suo posto, avrebbe scelto di restare per continuare ad aiutare la squadra, anche con un ruolo meno centrale.

«Al suo posto io sarei rimasto all’Atalanta, restando tranquillo a dare una mano alla squadra, facendo la chioccia, anche a costo di giocare meno. Non mi aspettavo questa scelta di Marten, ma magari è successo qualcosa di cui non sono a conoscenza».

Secondo l’ex difensore, la decisione potrebbe essere maturata anche in seguito alla delusione per il ridimensionamento del proprio ruolo.

«L’unica cosa è che credo che abbia preso questa decisione troppo velocemente, magari per la delusione, sentendo di essere stato messo da parte: sono convinto che se avesse avuto una settimana in più, avrebbe preso un’altra posizione».

Il futuro dopo il calcio: «Mi piace allenare i bambini»

Caldara sta affrontando una nuova fase della propria vita, cercando di capire quale strada intraprendere dopo il ritiro. Per il momento si dedica anche al calcio giovanile e si prepara a sostenere l’esame per il corso UEFA B.

«Vivo alla giornata, ma intanto mi piace allenare i bambini: a fine mese farò l’esame del corso Uefa B, per ora il mio target mi sembra il vivaio».

Dopo aver sperimentato anche il ruolo di commentatore, l’ex calciatore vuole continuare a mettersi alla prova. Non è stato semplice allontanarsi dal campo, ma il tempo dedicato alla famiglia e alle piccole cose lo ha aiutato a ritrovare equilibrio.

«All’inizio ho sofferto a lasciare il calcio, ma poi mi sono risollevato con le piccole cose, per esempio apprezzando il maggior tempo con la famiglia, e ora sto molto bene».