Le difficoltà iniziali di Maurizio Sarri sulla panchina dell’Atalanta non sorprendono del tutto Nario Cardini. Il dirigente sportivo, amico di lunga data dell’allenatore, è intervenuto ai microfoni di Radio Sportiva per analizzare il momento della Dea, invitando a dare tempo al tecnico per sviluppare il proprio progetto.
Le difficoltà iniziali e le idee di Sarri
«In parte, mi aspettavo queste difficoltà iniziali perché Maurizio è uno che ha una concezione calcistica tutta sua e gli serve tempo per inculcarla nelle menti di tutti i calciatori», ha spiegato Cardini.
Pur non sentendo Sarri dall’estate, il dirigente ha ascoltato una sua intervista in settimana e ne ha ricavato segnali incoraggianti: «Dichiara che la squadra comunque per qualche tratto di partita sta facendo quello che lui richiede, quindi tutto mi lascia pensare che sia una situazione temporanea e che ancora non abbia partorito il progetto tecnico che ha in mente, ma si sente sulla strada giusta».
L’impostazione difensiva e i moduli preferiti
Cardini ha poi approfondito le idee tattiche dell’allenatore, con cui ha condiviso quattro anni di lavoro. Secondo il dirigente, Sarri ha sempre privilegiato sistemi capaci di garantire una copertura equilibrata del campo.
«Il modulo tattico da lui preferito, e che geograficamente copre in maniera migliore il terreno di gioco, è il 4-4-2 o 4-2-3-1, quindi questo è sempre stato il suo credo calcistico. Poi si è adeguato a moduli diversi perché le altre squadre attuavano moduli diversi, però questo è sempre stato il suo credo ed è anche il mio. Probabilmente ha in mente di ripetere quello che maggiormente lo convince di più».
Il confronto con l’era Gasperini
Il ricordo del ciclo di Gian Piero Gasperini potrebbe influenzare le aspettative dei tifosi nerazzurri, abituati a stagioni ricche di risultati e soddisfazioni. Cardini, tuttavia, ritiene che ogni ciclo abbia una propria conclusione e che Sarri possa essere l’uomo giusto per aprirne uno nuovo.
«Non credo che sia diffidenza verso Sarri, ma credo che il punto sia che i tifosi hanno passato un ciclo con Gasperini notevolissimo e, di conseguenza, vorrebbero che questo andasse avanti. Ma nel calcio i cicli hanno un inizio e una fine: quello di Gasperini è finito e chi meglio di Sarri può iniziarne un altro? Per i risultati serve tempo, i tifosi devono accettarlo».
La scelta di Bergamo e il peso della pressione
Il dirigente ha anche spiegato perché considera l’Atalanta una destinazione adatta alle caratteristiche dell’allenatore, che predilige progetti di lungo periodo e la possibilità di costruire una squadra secondo le proprie idee.
«Lui è amante dei progetti come me, ci siamo sentiti quando lo chiamò la Juventus ed era contento. Però sapeva di una situazione in cui la pressione mentale e psicologica di dover vincere per forza gli creava qualche problemino. Poi gli è andato bene perché ha vinto, ma lui gradisce fare percorsi di più anni per impostare il suo credo calcistico. Ha visto in Bergamo la situazione migliore per lui e, al suo posto, avrei fatto questa scelta».
Gli infortuni dell’Atalanta e il sistema medico
In chiusura, Cardini si è soffermato anche sul tema degli infortuni, riconoscendo che si tratta di un problema diffuso nel calcio attuale. Pur senza indicare cause precise per quanto riguarda la Dea, ha suggerito di approfondire il ruolo della preparazione fisica e dell’organizzazione sanitaria.
«Gli infortuni fanno parte del gioco e sono un problema per molti. Non so i motivi, anche se i giocatori giocano troppe partite, ma probabilmente ci sono anche altri motivi che mi spaventano. Forse c’è da lavorare anche sul sistema medico, perché gli infortuni muscolari credo che potrebbero essere molto limitati con un’attenzione e una tipologia di allenamento e di posture particolari. È una mia idea, non pretendo che sia Vangelo».




