Il legame tra Giampaolo Pazzini e l’Atalanta nasce e si consolida nel settore giovanile. L’ex attaccante, cresciuto a Zingonia, ha definito quell’esperienza una tappa decisiva per la sua formazione, non solo sportiva ma soprattutto umana. “Sarò sempre grato all’Atalanta per avermi preso bambino e fatto diventare grande”, ha raccontato, sintetizzando il suo percorso.
La figura di Mino Favini
Centrale nei suoi ricordi è Mino Favini, storico responsabile del vivaio nerazzurro. Pazzini rammenta il primo incontro con il dirigente, avvenuto insieme ai suoi genitori. In quell’occasione, Favini pronunciò una frase che divenne un principio guida: “Non so se diventerà un calciatore, ma di sicuro diventerà un uomo”.
Il suo metodo si basava sull’essere una guida educativa. Favini, come spiegato dall’ex attaccante a La Gazzetta dello Sport, si avvicinava ai giovani nei momenti di difficoltà, offrendo sostegno senza mai interferire con le scelte tecniche degli allenatori.
Disciplina e rendimento scolastico
Il modello Atalanta dava grande peso alla formazione scolastica. Il rendimento in classe era monitorato costantemente e poteva avere conseguenze dirette sull’attività sportiva. Un ragazzo con voti negativi rischiava la panchina o l’esclusione dalle partite.
Gli educatori controllavano le pagelle, si informavano sulle interrogazioni e pretendevano puntualità. Pazzini ricorda di aver ricevuto qualche rimprovero, ma quell’approccio gli ha trasmesso un insegnamento duraturo: il talento non giustificava deroghe al rispetto degli impegni quotidiani.
L’esordio con i grandi
Un episodio emblematico della sua carriera giovanile risale al febbraio 2003. Mentre assisteva a una partita della Berretti, un diciottenne Pazzini fu raggiunto da Favini. “Devi andare con la prima squadra, sbrigati”, gli disse il dirigente, comunicandogli l’improvvisa convocazione per una partita di Serie A contro l’Udinese.
L’allenatore era Giovanni Vavassori e la chiamata arrivò senza preavviso, lasciando il giovane attaccante incredulo. Quel trasferimento da Zingonia all’albergo della squadra rappresentò il suo primo vero contatto con il calcio professionistico.
Il vivaio come strategia
L’esperienza di Pazzini in prima squadra si concluse nel gennaio 2005 con il trasferimento alla Fiorentina. La cessione rientrava in una strategia precisa del club bergamasco, che valorizzava i talenti del proprio vivaio anche attraverso il mercato. Quel modello ha riguardato anche altri giocatori come i fratelli Zenoni, Luciano Zauri, Massimo Donati e Ivan Pelizzoli.




