Il mondo del calcio italiano è in lutto per la scomparsa di Giancarlo Cella, venuto a mancare all’età di 85 anni. Calciatore versatile e intelligente ha lasciato un segno del suo passaggio in diverse squadre, tra cui l’Atalanta, dove militò dal 1966 al 1968.
L’esperienza all’Atalanta: da mezzala a innovatore della difesa
Arrivato a Bergamo con la fama di mezzala di qualità, Cella divenne protagonista di un’interessante evoluzione tattica sotto la guida tecnica di Angeleri. In un periodo di grande fermento per gli schemi di gioco, fu arretrato in posizione di libero, un ruolo che interpretò in chiave moderna e propositiva. Questa scelta lo mise in competizione con un altro specialista del ruolo, Gardoni, considerato un difensore più tradizionale e roccioso. La visione di gioco di Cella e la sua abilità nell’impostare l’azione dalle retrovie si rivelarono decisive, tanto da fargli conquistare il posto da titolare. Nella stagione 1967/68, infatti, risultò il giocatore più impiegato della rosa atalantina con 30 presenze, a testimonianza della sua centralità nel progetto tecnico nerazzurro.
Una carriera ricca di successi
Oltre alle due stagioni con l’Atalanta, la carriera di Cella è stata costellata di momenti significativi. Cresciuto nel Piacenza ha vestito maglie prestigiose come quelle di Torino e Inter, con cui vinse lo scudetto nella stagione 1970/71. Un grave infortunio gli precluse la convocazione per i Mondiali del 1962, ma si distinse anche con la maglia della Nazionale Under 21 e vinse una medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo del 1959. Un episodio curioso della sua carriera risale al 5 marzo 1961 quando, durante Bari-Torino, sostituì il portiere espulso Vieri e parò un calcio di rigore. Appese le scarpe al chiodo, intraprese la carriera di allenatore, guidando le giovanili dell’Inter e scoprendo talenti come i fratelli Inzaghi nel settore giovanile del Piacenza.




