Raffaele Palladino cerca la sua prima volta. La trasferta dell’Olimpico contro la Lazio non è soltanto una tappa per le ambizioni europee dell’Atalanta, ma rappresenta per il suo allenatore l’occasione di rompere un sortilegio personale. Il bilancio contro Maurizio Sarri è netto. Un pareggio e due sconfitte in tre precedenti confronti diretti.
Un tecnico a caccia di risposte
Il rendimento esterno stagionale di Palladino riflette un equilibrio perfetto, con due vittorie, due pareggi e due sconfitte. Le ultime due partite giocate lontano da Bergamo si sono concluse con il segno X, e un terzo pareggio consecutivo in trasferta sarebbe un evento che non si registra in casa Atalanta dall’autunno del 2020. I numeri raccontano di un ostacolo da superare per il tecnico campano, chiamato a invertire una tendenza personale proprio sul campo di un avversario storicamente ostico.
La forza del gruppo contro la tradizione
Se l’allenatore affronta la sua bestia nera, la squadra viaggia su binari differenti. Lo stadio Olimpico, sponda biancoceleste, è diventato un campo quasi amico per i nerazzurri. Nelle ultime otto apparizioni, l’Atalanta ha perso solo una volta, nel 3-2 della passata stagione, collezionando ben sette risultati utili. A questo si aggiunge un inizio di 2026 senza sconfitte, frutto di cinque vittorie e due pareggi. Uscire indenni anche da Roma vorrebbe dire eguagliare la striscia di otto risultati utili consecutivi di inizio anno del 2000.
Equilibrio storico e un’anomalia nel calendario
La storia dei confronti diretti parla di un equilibrio quasi totale, con 41 vittorie per l’Atalanta, 40 per la Lazio e 51 pareggi. Eppure, nell’ultimo decennio, i capitolini si sono rivelati un avversario indigesto, contro cui i bergamaschi hanno raccolto appena 25 punti in 19 partite di Serie A. La stagione in corso aggiunge una particolarità: le due squadre si affronteranno quattro volte, contando anche la doppia semifinale di coppa. Un’anomalia che si è verificata solo nell’annata 1988/89, quando la Dea riuscì a imporsi in tre occasioni su quattro. Novanta minuti per riscrivere la storia personale e confermare quella di squadra.




