La trasferta a San Siro contro l’Inter rappresenta per l’Atalanta molto più di una semplice partita di campionato. È un appuntamento con la storia, un’occasione per sfatare un vero e proprio tabù che vede la Dea in difficoltà da anni quando si trova di fronte ai meneghini, specialmente in casa loro. Nonostante l’ottimo percorso della squadra sotto la guida di Raffaele Palladino, questa sfida si preannuncia come un esame di maturità fondamentale.
Una vittoria che profuma di storia
Per trovare l’ultima impresa atalantina al Meazza contro l’Inter bisogna riavvolgere il nastro fino al 23 marzo 2014. Fu una giornata memorabile, decisa da una doppietta di un giovane Giacomo Bonaventura che regalò ai bergamaschi un’incredibile vittoria per 2-1. Da quel giorno, però, San Siro è diventato un campo quasi stregato. Nelle successive undici visite, l’Atalanta non è più riuscita a conquistare i tre punti, collezionando otto sconfitte e tre pareggi, con un passivo di ben 27 reti incassate. Un dato pesante, che si aggiunge a una striscia negativa generale contro l’Inter che dura da quattordici incontri di campionato, con l’ultimo sorriso bergamasco datato 11 novembre 2018.
La cura Palladino per invertire la rotta
Se il passato non sorride, il presente dell’Atalanta offre più di un motivo per sperare. Dall’arrivo di Raffaele Palladino, la squadra ha innestato una marcia diversa. Con 33 punti conquistati in 17 partite, solo le big come Inter, Milan e Napoli hanno fatto meglio. Un rendimento da alta classifica frutto di un gioco solido e di una difesa che, guidata da centrali come Isak Hien e Giorgio Scalvini, ha concesso solo 15 gol, ponendosi tra le migliori del campionato. Un’arma in più potrebbe arrivare dai calci piazzati: la Dea è la seconda squadra del campionato per gol segnati da calcio d’angolo. Chissà che non possa essere proprio una zuccata di Gianluca Scamacca o un inserimento di Éderson a spezzare finalmente l’incantesimo di San Siro.




