Venticinque milioni di euro in panchina. L’avventura di Lazar Samardzic a Bergamo si è trasformata in un paradosso tecnico e finanziario per l’Atalanta. Acquistato dall’Udinese per una cifra complessiva di 25 milioni, il centrocampista serbo produce numeri da titolare ma il suo impiego resta marginale. Il suo futuro appare sempre più lontano da Bergamo.
Un rendimento da top player
Le statistiche parlano per lui. In poco meno di 3000 minuti giocati con la maglia della Dea, Samardzic ha firmato undici gol e sevito sei assist. Una partecipazione a una rete ogni due gare. Eppure, questo rendimento non è bastato a garantirgli un posto fisso, né con Gian Piero Gasperini, né con Ivan Juric e nemmeno con l’attuale tecnico Raffaele Palladino. Il copione si ripete: elogiato per l’impegno in allenamento, ma sacrificato nelle partite che contano. Il suo profilo da trequartista puro, dotato di visione di gioco e doti balistiche, sembra scontrarsi con un calcio che privilegia la fisicità.
Le esclusioni di Palladino
La situazione si è fatta più tesa nelle ultime uscite. Samardzic ha collezionato quattro panchine consecutive, vedendo il campo solo per una manciata di secondi in cinque partite. La scelta di Raffaele Palladino di preferirgli il giovane Honest Ahanor nella semifinale di Coppa Italia, negandogli anche la possibilità di calciare un rigore, suona come una bocciatura. Se le gerarchie non cambieranno entro la fine della stagione, la sua partenza da Bergamo sembra uno scenario scritto.




