L’eliminazione del Bayern Monaco per mano del Paris Saint-Germain in Champions League riaccende i ricordi in casa Atalanta. Nel corso della stessa stagione, la Dea ha infatti incrociato entrambe le corazzate europee, un’occasione preziosa per misurare la distanza che ancora la separa dalla vetta del calcio continentale.
Il 4-0 contro il Psg e la luce Carnesecchi
Il primo ricordo è quello della fase a gironi e della pesante sconfitta per 4-0 contro i parigini. Un passivo che sarebbe potuto essere ancora più ampio senza un Marco Carnesecchi in serata di grazia, decisivo nel neutralizzare anche un calcio di rigore. In una serata complicata per quasi tutta la squadra, quella partita segnò però anche una nota lieta: l’esordio del giovane Lorenzo Bernasconi, che seppe farsi valere contro un avversario del calibro di Hakimi.
La differenza nei momenti decisivi
A completare il quadro è stato poi il doppio confronto con il Bayern Monaco negli ottavi di finale. Cosa hanno insegnato queste partite contro i giganti d’Europa? Che nei momenti decisivi ogni minimo errore viene punito e che la precisione è tutto. Il divario di talento e di abitudine a certi palcoscenici si è manifestato con chiarezza, dimostrando come per competere a quel livello non basti il bel gioco. Serve una solidità e una capacità di gestione che l’Atalanta ha imparato sulla propria pelle, sfide che restano un metro di paragone fondamentale per il futuro europeo della Dea.




