Masiello si ritira, l'addio dell'ex capitano tra le luci di Bergamo e le ombre del passato
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Masiello e l’Atalanta: la caduta, il perdono di Percassi e una rinascita a Bergamo

La storia di Andrea Masiello a Bergamo: dallo scandalo calcioscommesse alla fiducia di Percassi, fino alla redenzione con la maglia dell’Atalanta. Un percorso unico, tra caduta e rinascita.

Andrea Masiello a Bergamo è stato due uomini. Il primo, arrivato nel 2011, portava con sé l’ombra dello scandalo calcioscommesse che lo avrebbe travolto. Il secondo è rinato con la stessa maglia, diventando un simbolo di riscatto grazie a una scelta controcorrente del presidente Antonio Percassi, che decise di non abbandonarlo.

La scelta di Percassi

L’inchiesta sul calcioscommesse esplose quando Masiello era già un giocatore dell’Atalanta. Seguirono l’arresto, il carcere e una squalifica di 29 mesi. Un’ombra lunga sulla sua carriera. Inizialmente il club nerazzurro valutò una richiesta di danni, ma la linea del presidente Percassi cambiò direzione. Scelse di continuare a versargli lo stipendio minimo, circa 2.200 euro al mese, e gli rinnovò persino il contratto. Una decisione che spaccò l’opinione pubblica ma che, di fatto, costruì le fondamenta per la seconda vita sportiva del difensore.

Il riscatto in nerazzurro

Il ritorno avvenne in un giorno di gennaio del 2015. Masiello si ripresentò a Zingonia per allenarsi, accolto da pochi curiosi e da un clima di scetticismo. Le sue prime parole pubbliche furono di scusa. “Chiedo scusa a Bergamo, all’Atalanta, a Percassi, ai miei compagni, alla gente”, dichiarò, ammettendo i propri errori. Da lì iniziò la sua risalita. Prima i fischi, poi le prestazioni sul campo che lo portarono a riconquistare la fiducia di tutti, fino a diventare un pilastro della squadra che raggiunse l’Europa. La Curva Nord gli dedicò uno striscione: “In campo ti sei riscattato. La nostra maglia sempre sudata”. Il suo percorso di riabilitazione passò anche attraverso il volontariato, dimostrando un cambiamento che andava oltre il rettangolo di gioco.

Un passato mai cancellato

Se a Bergamo il cerchio si è chiuso con un perdono collettivo, quello con Bari è rimasto spezzato. Il passato legato all’autogol del 2011 contro il Lecce è un fantasma che Masiello ha sempre evitato di affrontare. Anche dopo aver lasciato l’Atalanta, con la maglia del Südtirol, non ha mai giocato contro la sua ex squadra, arrivando a inserire una clausola contrattuale per evitarlo. Il suo addio al calcio arriva proprio alla vigilia del playout contro il Bari, il 15 maggio, a 15 anni esatti da quella partita. Un’ultima fuga da un passato che a Bergamo avevano perdonato, ma che lui non ha mai smesso di vedere.