Mario Pasalic riscrive la storia. È diventato il giocatore croato con più presenze e gol nella storia della Serie A, eppure la sua stagione vive un dualismo. Meno continuità in campo, ma un peso specifico sempre maggiore dentro lo spogliatoio e nel cuore dei tifosi.
Un legame oltre i minuti giocati
L’estate scorsa sembrava destinato a partire. Invece, ha firmato un rinnovo fino al 2028, una scelta che sa di appartenenza. I gol che hanno deciso le partite contro Torino e Juventus, entrambi segnati sotto la Curva Nord, sono la prova di un affetto ricambiato. Con 325 presenze, Pasalic è vicino a superare Valter Bonacina (327) nella classifica di tutti i tempi del club, consolidando il suo posto tra le leggende nerazzurre. Un pezzo di storia atalantina. Davanti a lui restano solo icone come Gianpaolo Bellini e il compagno di squadra Marten de Roon.
Le gerarchie di Palladino
L’arrivo di Raffaele Palladino ha cambiato le carte in tavola. Il tecnico preferisce una diga in mediana formata da Ederson e De Roon, con un tridente offensivo più definito. I numeri lo confermano. Pasalic è il 17° giocatore di movimento per minuti giocati, con appena cinque presenze da titolare e due partite intere disputate, una delle quali in Coppa Italia contro il Genoa. È rimasto in panchina in sfide contro avversari come Roma, Bologna e negli impegni europei con Eintracht e Athletic Club. Nonostante lo spazio ridotto, il suo ruolo non è in discussione. Fa parte del nucleo storico con De Roon e Djimsiti e la fascia da capitano indossata contro la Cremonese ne è la dimostrazione. Pasalic mette la Dea al primo posto, sempre.




