Nikola Krstovic non era in cima alla lista dei desideri. Durante la sessione estiva di mercato, la dirigenza dell’Atalanta guardava alla Premier League per il suo nuovo attaccante. Sul taccuino c’erano Jean-Philippe Mateta del Crystal Palace e Rodrigo Muniz del Fulham, ma le loro valutazioni superavano rispettivamente i 40 e i 50 milioni di euro. Cifre fuori portata. La virata sul montenegrino si è rivelata una mossa strategica, un investimento contenuto che ha dato i suoi frutti.
La promessa mantenuta a suon di gol
L’attaccante ha ripagato la fiducia sul campo. La sua prima stagione a Bergamo si è chiusa con un bottino di reti in doppia cifra, un traguardo che ne certifica l’impatto. Krstovic si è calato nella nuova realtà fino a competere per una maglia da titolare con Gianluca Scamacca, mostrando le stesse doti realizzative viste a Lecce.
“La parola vale prima di tutto”
Il giocatore ha raccontato la genesi del suo arrivo: “Diverse squadre hanno chiesto di me, alcune in Italia e altre dall’estero”, ha confessato. La sua volontà era chiara: “Però io volevo rimanere in Serie A e l’Atalanta è quella che mi ha voluto più di tutti”. Un’accoglienza che lo ha sorpreso. Il centro sportivo di Zingonia e l’organizzazione del club lo hanno colpito. “Non ho mai visto tanta professionalità in vita mia”, ha ammesso, paragonando il gruppo a quello trovato alla Stella Rossa. “Samardzic invece è venuto a prendermi direttamente in hotel il primo giorno”. Ma è la promessa fatta alla dirigenza a definire il suo approccio: “Ho accettato facilmente, ho fatto loro una promessa e gli ho detto di non preoccuparsi. La parola vale prima di ogni altra cosa”.




