Margotto svela il modello Atalanta: "Una macchina perfetta con Sartori e Gasperini"
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Margotto svela il modello Atalanta: “Una macchina perfetta con Sartori e Gasperini”

L’ex responsabile del vivaio Loris Margotto elogia il sistema Atalanta, definito ‘una macchina perfetta’. Un’analisi che tocca il ruolo di Sartori, Gasperini e la crescita di talenti come Scalvini.

L’Atalanta continua a essere considerata un punto di riferimento nella crescita dei giovani talenti. A confermarlo è Loris Margotto, ex responsabile del settore giovanile nerazzurro, che in un’intervista a L’Arena ha ripercorso gli anni trascorsi a Zingonia, definendoli “eccezionali” e descrivendo il club come “una macchina perfetta”.

Secondo Margotto, i risultati ottenuti nel corso degli anni sono il frutto di una programmazione condivisa e di una struttura capace di valorizzare i migliori prospetti fino al salto in prima squadra.

Un progetto costruito su basi solide

Per l’ex dirigente, il successo dell’Atalanta nasce dalla capacità della società di unire visione imprenditoriale e competenza tecnica.

Margotto ha indicato nella famiglia Percassi uno dei punti di forza del progetto, sottolineando anche il contributo dell’area sportiva guidata negli anni da Giovanni Sartori e il lavoro svolto da Gian Piero Gasperini, figura determinante nella crescita della prima squadra.

L’organizzazione del club, unita alla presenza di professionisti qualificati in ogni settore, ha permesso all’Atalanta di costruire un percorso di sviluppo continuo, diventando un modello riconosciuto anche fuori dai confini italiani.

Da Kulusevski a Scalvini, una generazione di talenti

Ripercorrendo gli anni trascorsi a Zingonia, Margotto ha ricordato alcune delle annate più ricche di talento.

“Dopo la classe 1994 sono arrivate quelle del 1999, 2000 e 2001 con giocatori come Kulusevski, Bastoni, Carnesecchi, Diallo, Colpani, Melegoni, Okoli e Zortea”, ha spiegato, indicando quella come una generazione capace di imporsi ai massimi livelli.

Palestra e Scalvini, due percorsi diversi

Margotto ha infine ricordato la crescita di due giovani che rappresentano il lavoro svolto dal vivaio atalantino.

Per Marco Palestra è stata decisiva l’intuizione di spostarlo sulla fascia destra, scelta che ne ha favorito l’evoluzione. Diverso il percorso di Giorgio Scalvini, che nelle categorie giovanili non era considerato tra i prospetti più pronti.

“Fino agli Allievi non era tra i più considerati, poi è cresciuto in maniera straordinaria”, ha raccontato Margotto, sottolineando come il percorso di un giovane calciatore possa cambiare grazie al lavoro quotidiano e alla fiducia dello staff tecnico.