Dodici anni a Zingonia, praticamente tutta una vita calcistica trascorsa con la maglia dell’Atalanta. Ora per Niccolò Gariani è arrivato l’ultimo capitolo del percorso nel settore giovanile nerazzurro, da vivere con la fascia di capitano al braccio.
Il centrocampista classe 2007, all’Atalanta dal 2014 e oggi capitano della Primavera di Giovanni Bosi, si è raccontato nella rubrica di approfondimento del club dedicata al settore giovanile. Un viaggio che parte dai ricordi del primo provino e arriva alla responsabilità di guidare la squadra nell’ultima stagione prima del passaggio al calcio dei grandi.
Dal primo provino alla fascia di capitano
Il primo ricordo di Gariani a Zingonia è legato soprattutto all’ansia. Da bambino sentiva particolarmente l’attesa delle partite, fino a vivere con difficoltà anche i momenti che precedevano il fischio d’inizio.
Con il tempo, però, quella sensazione è rimasta alle spalle. Il centrocampista è cresciuto all’interno del vivaio atalantino e oggi porta la fascia al braccio.
“Sicuramente un grande orgoglio, e sono molto felice. Ho sempre fatto il capitano nella mia annata, quando giocavo con i ragazzi della mia età; poi, salendo in Primavera, con ragazzi più grandi non l’ho più fatto. Quest’anno però è il mio ultimo anno di settore giovanile, e penso che concludere il mio percorso da capitano sia una bella conclusione, un bel finale. Per questo devo ringraziare la società, il mister e i miei compagni, che ci sono sempre”.
Il calcio, tra Kroos e la passione per il ruolo
Il modello di riferimento di Gariani è stato Toni Kroos, ammirato soprattutto per l’eleganza e la capacità di dettare i tempi della partita. Una caratteristica che ritrova anche nel proprio modo di interpretare il ruolo di centrocampista.
“Il fatto che, essendo principalmente un mediano, sono sempre in mezzo al campo, sempre nel vivo del gioco. Mi piace tanto dettare i ritmi, gestire i tempi del gioco, e una cosa che amo molto è recuperare palloni: fare scivolate, togliere la palla agli avversari. Direi che è questa la cosa che mi piace di più ed è la mia caratteristica principale”.
Tra i momenti più belli vissuti finora c’è invece la Supercoppa vinta recentemente, un successo che Gariani considera il coronamento del percorso compiuto nella scorsa stagione in Coppa Italia.
“Il calcio mi ha insegnato a non mollare”
Dodici anni nel settore giovanile significano anche scuola, amici e vita privata da conciliare con gli allenamenti. Gariani non considera però questo percorso un peso: “Penso conciliare la scuola, le uscite con gli amici e la ragazza con il calcio: non è facile. Però io non lo definisco davvero un sacrificio, perché venire al campo e giocare in un centro così bello come Zingonia non lo considero una cosa pesante. Anzi, penso che ogni ragazzo debba sentirsi fortunato a essere qui e debba venirci felice e orgoglioso”.
Il calcio gli ha lasciato soprattutto una lezione legata alla capacità di reagire alle difficoltà: “Penso il fatto di non mollare. Le difficoltà ci sono, nel calcio come nella vita, e ogni persona dovrà affrontarle: credo che la forza e la determinazione che ciascuno impiega per risollevarsi da quei problemi ti rendano uomo, ti rendano una persona forte e ti facciano crescere molto”.
Il confronto con Scalvini e l’ultimo anno a Zingonia
Tra i giocatori della prima squadra con cui Gariani vorrebbe andare a cena c’è Giorgio Scalvini. Il motivo è legato proprio al salto dal settore giovanile alla prima squadra e alla gestione delle pressioni che comporta giocare ad alti livelli.
“Direi Giorgio Scalvini, perché pur essendo un ragazzo molto giovane è già riuscito ad arrivare a questi livelli. Gli chiederei come gestire le emozioni e le pressioni di giocare per un grande club come l’Atalanta, perché passare dal settore giovanile alla Prima Squadra è diverso: come affrontare le pressioni e le varie difficoltà che si possono incontrare in quell’ambito”.
Adesso Gariani si prepara a vivere fino in fondo la sua ultima stagione nel settore giovanile. Dopo dodici anni a Zingonia, lo farà con una responsabilità particolare: quella di essere il capitano della Primavera. Un modo per chiudere un percorso iniziato nel 2014 e arrivato ormai all’ultimo capitolo.




