Sono passati sette anni dalla scomparsa di Mino Favini, ma la sua impronta sull’Atalanta è più viva che mai. Il 23 aprile ricorre l’anniversario della morte della figura che ha trasformato il settore giovanile del club. Per lui il calcio non era solo uno sport. Era una vocazione, un impegno quotidiano dedicato a scoprire e formare talenti con una filosofia basata su competenza e valori umani.
Un’impronta sul presente
La visione di Favini è un patrimonio che l’Atalanta custodisce con orgoglio. È un modello che continua a dare i suoi frutti. La presenza in prima squadra di giocatori come Giorgio Scalvini, cresciuti seguendo il suo metodo, ne è la testimonianza più concreta. Quel percorso tracciato anni fa resta la spina dorsale del club, che ricorda il suo mentore con profonda gratitudine, portando avanti i valori di passione e gentilezza che lo hanno sempre contraddistinto. Il suo sorriso e la sua umanità, uniti a una competenza unica, restano un faro per il futuro.




