Atalanta, più tiri ma meno gol: i numeri del problema in attacco
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Atalanta, più tiri ma meno gol: i numeri del problema in attacco

La Dea crea tanto ma concretizza poco. Le statistiche della stagione 2025/26 svelano un paradosso: la squadra di Palladino tira di più, ma la percentuale realizzativa è crollata. Un’analisi.

L’Atalanta tira di più, ma segna di meno. I numeri della stagione 2025/26, la prima sotto la guida di Raffaele Palladino, raccontano di una squadra che fatica a trovare la via della rete per un evidente problema di finalizzazione. La media gol è scesa a 1,47 a partita, il dato più basso dall’inizio del ciclo Gasperini e lontano dai 2,04 dell’annata precedente. Un calo che costa punti, con la squadra che ha perso terreno in partite dominate sul piano del gioco ma non nel punteggio, come accaduto contro Juventus, Roma e Lazio.

Un paradosso statistico: più conclusioni, meno precisione

I dati non mentono e svelano un paradosso. La squadra di Palladino arriva alla conclusione con maggiore frequenza rispetto alle ultime tre stagioni, con una media di 14,6 tiri a partita, in aumento rispetto ai 14,2 del biennio 2023-2025 e ai 13,3 del 2022/23. Il problema, però, sta tutto nella mira. Se circa un terzo delle conclusioni centra lo specchio, in linea con il passato, la capacità di trasformare queste occasioni in gol è crollata: la percentuale di reti per tiri in porta è scesa dal 43% al 32% e, di conseguenza, anche il rapporto tra gol e tiri totali è diminuito, passando dal 14% al 10%. Un’inefficacia che pesa sull’attacco, da Scamacca a Raspadori, e che trova la sua immagine simbolo nei quattro rigori falliti nella semifinale di coppa contro la Lazio. Una fotografia che riassume la sfida per il tecnico: trasformare il volume di gioco in concretezza, perché la classifica si scrive con i gol, non con le statistiche.