Il ritorno di Gian Piero Gasperini a Bergamo, questa volta sulla panchina della Roma, rappresenta un evento carico di significati che vanno oltre il semplice risultato sportivo. La partita contro l’Atalanta di Palladino non è solo un big match, ma l’occasione per ripercorrere le tappe di una separazione complessa, avvenuta dopo nove anni di successi indimenticabili, culminati con la vittoria dell’Europa League. A pochi mesi da un addio che ha lasciato strascichi e interrogativi, è possibile analizzare con maggiore lucidità le dinamiche che hanno portato alla fine di un ciclo storico.
Le ragioni di una separazione complessa
La fine del rapporto tra Gasperini e l’Atalanta affonda le sue radici in un periodo di tensioni latenti. Un elemento chiave è stata la scoperta dei contatti tra il tecnico e la Roma, avviati già nel dicembre 2024, proprio mentre la squadra era in lizza per lo scudetto. Se da un lato le richieste di rinforzi da parte dell’allenatore erano considerate legittime per sostenere il sogno tricolore, dall’altro alcune sue decisioni e dichiarazioni hanno suscitato perplessità. L’eliminazione in Supercoppa, le parole sul rigore di Lookman contro il Bruges e un generale calo di concentrazione sono stati interpretati come segnali di un malessere. L’immagine più forte di quel periodo resta la discrepanza tra l’affetto dei 400 tifosi sotto la sua abitazione e la consapevolezza che il tecnico stava già programmando il suo futuro altrove.
La risposta della società e il falso mito del ridimensionamento
Dall’altra parte, la famiglia Percassi ha dovuto navigare una situazione delicata, cercando di bilanciare il desiderio di trattenere l’artefice dei successi e la necessità di preservare la stabilità dell’ambiente. La proposta di rinnovo fino al 2027 è arrivata, ma probabilmente in un momento in cui il legame si era già deteriorato a causa di mesi di tensioni. Uno dei temi più dibattuti al momento dell’addio è stato il presunto timore di un ridimensionamento del club. Tuttavia, i fatti hanno smentito questa narrazione. La società ha investito 125 milioni di euro sul mercato estivo, procedendo solo alla cessione di rilievo di Retegui. Questa mossa dimostra che la proprietà aveva la volontà di continuare a investire per mantenere alta la competitività, una disponibilità che sarebbe stata garantita anche a Gasperini se fosse rimasto.
Un’eredità che va oltre le polemiche
Al di là delle ricostruzioni e delle polemiche, la verità potrebbe essere più semplice: dopo un ciclo così lungo e intenso, la volontà di cercare nuove sfide è un desiderio comprensibile. La dirigenza ha provato a trattenere il tecnico, ma di fronte alla mancanza di nuovi stimoli, la separazione è diventata la scelta più giusta per entrambi. Ciò che resta, alla vigilia di un incrocio così denso di emozioni, è l’enorme patrimonio lasciato da Gasperini. La sua mentalità vincente è il DNA che ha permesso all’Atalanta di trasformarsi da squadra di provincia a protagonista del calcio europeo. Le controversie e i retroscena sono destinati a svanire, mentre la storia scritta insieme merita di essere celebrata.

![[Social] La storica cinquina al Milan: quando l'Atalanta del 2019 dominava la Serie A](https://www.atalantaoggi.it/wp-content/uploads/2025/12/bergamo-italy-gian-piero-gasperini-head-coach-of-atalanta-bc-looks-during-the-serie-a-match.jpg?v=1765210866)


