Certe passioni nascono per caso, da un dettaglio quasi insignificante che però cambia tutto. È la storia di Aleksandar, un tifoso serbo di 44 anni che da Belgrado vive un amore incondizionato per l’Atalanta, un legame nato quasi trent’anni fa da una scelta controcorrente e rafforzato da un incredibile segno del destino.
Una maglia per essere diversi
Tutto ha inizio a Belgrado, nel 1996. Mentre i suoi coetanei sognavano con le maglie di Barcellona, Juventus e Milan, un Aleksandar appena dodicenne decise di voler essere diverso. In un negozio si imbatté in una divisa nerazzurra, marchio Lotto e sponsor Tamoil, quasi sconosciuta ai suoi amici. «Ho sempre voluto essere diverso, stare fuori dagli schemi», racconta. La comprò senza esitazione, indossando con orgoglio i colori di una squadra che i suoi compagni non riuscivano nemmeno a identificare, almeno finché non fu lui a spiegare di chi si trattasse.
Il segno del destino: Bata Mirkovic
Pochi mesi dopo, l’incredibile coincidenza che trasformò una scelta di stile in una fede calcistica. Zoran “Bata” Mirkovic, il suo idolo del Partizan, la squadra per cui tifava fin da bambino grazie allo zio, si trasferì proprio a Bergamo. Quel trasferimento «ha reso tutto più sensato e il mio amore per il club non ha fatto che crescere». Un cerchio che si chiudeva, unendo la sua squadra del cuore di Belgrado con quella appena scoperta in Italia. Da quel momento, la Dea è diventata una presenza fissa nella sua vita, nonostante gli oltre 900 chilometri di distanza.
Una lezione di vita a 900 chilometri di distanza
Oggi Aleksandar vive ancora a Belgrado, dove lavora nel settore dell’Information Technology, ma il suo cuore di tifoso batte a ritmo nerazzurro. La sua passione, nata in modo così singolare, è diventata per lui una fonte di ispirazione quotidiana. Come lui stesso ammette, l’amore per la squadra bergamasca va oltre il semplice tifo e si trasforma in una vera e propria filosofia di vita: «La Dea mi insegna ogni giorno a essere felice per le piccole cose».




