Atalanta, la passione di Vahit nata tra videogiochi e una partita del '90
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Atalanta, la passione di Vahit nata tra videogiochi e una partita del ’90

Un interprete turco svela il suo amore per l’Atalanta, un legame nato negli anni ’90. Tra una statua di Artemide, una storica partita di Coppa Uefa e la passione per i videogiochi manageriali.

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L’amore per una squadra di calcio può nascere nei modi più inaspettati e superare ogni confine geografico. È il caso di Vahit Kavi, un interprete di Istanbul che oggi lavora per il Caykur Rizespor, ma il cui cuore batte per i colori nerazzurri. La sua non è una fede recente, legata ai successi dell’era Gasperini, ma una passione profonda che affonda le radici in un passato fatto di coincidenze mitologiche, partite storiche e ore passate davanti a un videogioco.

Un legame nato in Coppa Uefa

Tutto ebbe inizio il 7 novembre 1990 quando un giovanissimo Vahit rimase folgorato dalla prestazione dell’Atalanta in Coppa Uefa contro i turchi del Fenerbahce. Quella partita, terminata con un sonoro 4-1 per i bergamaschi grazie alle reti di Evair, Perrone, Nicolini e Bonacina, segnò l’inizio di un tifo incrollabile che, da quel momento, pur con le difficoltà dell’epoca, lo ha sempre spinto a cercare di seguire le vicende della Dea tramite la televisione satellitare, vivendo con la stessa intensità tanto gli anni della Serie A quanto quelli in Serie B.

Dalla mitologia ai videogiochi manageriali

A rendere ancora più unica questa storia contribuiscono due aneddoti singolari: a dieci anni, Vahit ricevette in dono dal padre, una guida turistica, una statuetta di Artemide ma solo molti anni dopo, leggendo un libro, ha scoperto che la dea Atalanta era una devota proprio di Artemide, una coincidenza che oggi assume un sapore quasi predestinato. Questa passione, nata sul campo, si è poi consolidata nel mondo virtuale: a partire dal 1993, con l’uscita dei primi videogiochi manageriali che includevano le squadre italiane, la sua scelta è sempre e solo ricaduta sull’Atalanta. Un legame così forte che lo porta a confessare il suo più grande sogno: poter un giorno lavorare per il club nerazzurro.