In un intervento per La Gazzetta dello Sport dedicato alle squadre italiane impegnate in Champions League, Arrigo Sacchi ha offerto la sua visione sul percorso dell’Atalanta nella stagione 2025/26. L’ex commissario tecnico ha posto l’accento su un aspetto cruciale per la squadra guidata da Raffaele Palladino: la necessità di trovare un equilibrio costante nelle prestazioni per poter competere ai massimi livelli.
Il pericolo degli alti e bassi
Secondo Sacchi, il principale ostacolo per i nerazzurri risiede in una certa tendenza all’incostanza, un fattore che può compromettere le ambizioni del club. “Attenzione, perché i bergamaschi in questa stagione sono facili agli alti e bassi”, avrebbe sottolineato l’ex allenatore. Questa discontinuità di rendimento viene interpretata come una conseguenza fisiologica del nuovo corso tecnico. “È una dinamica comprensibile dopo la rivoluzione in panchina”, ha aggiunto, evidenziando come il passaggio a un nuovo sistema di gioco richieda un periodo di assestamento per tutto l’ambiente. La squadra alterna momenti di calcio brillante a pause inaspettate, un dualismo che rappresenta la sfida più grande per la gestione di Palladino.
L’equilibrio di una rosa rinnovata
La ricerca della continuità passa inevitabilmente dalla capacità di amalgamare una rosa ricca di talento ma profondamente rinnovata. L’innesto di giocatori come Lazar Samardzic e Yunus Musah a centrocampo, chiamati a integrarsi con pilastri come Éderson e Marten de Roon, è un esempio chiave di questa sfida. Allo stesso modo, in attacco, la definitiva consacrazione di Charles De Ketelaere e l’inserimento di nuove frecce come Giacomo Raspadori e Kamaldeen Sulemana al fianco di Gianluca Scamacca richiedono tempo per creare le giuste sinergie. Sarà compito di Palladino trasformare il potenziale dei singoli in un rendimento collettivo solido e costante, superando quegli “alti e bassi” che, secondo Sacchi, rappresentano l’ultimo gradino da salire per la definitiva consacrazione del progetto nerazzurro.




