Marten de Roon, ospite del podcast Supernova, ha offerto uno sguardo approfondito sul suo rapporto con Gian Piero Gasperini, l’allenatore che ha segnato la sua carriera e la storia recente dell’Atalanta. Il centrocampista olandese ha descritto un metodo di lavoro basato su una dedizione totale, che ha trasformato sia lui come giocatore sia il club bergamasco. In una intervista, De Roon ha ripercorso le tappe di un legame professionale e umano ancora solido.
Fiducia cieca e gambe pesanti
Il successo con Gasperini si fonda su un patto chiaro. “È un allenatore che si segue ciecamente, senza pensare”, ha spiegato De Roon, descrivendo un approccio che richiede sacrificio assoluto. L’adattamento a questa filosofia non è stato semplice. Il giocatore ha raccontato le difficoltà dei primi mesi, un periodo di assestamento fisico e mentale. “Si arriva alle partite con le gambe pesanti, sembra quasi di non riuscire a muoversi”. La fatica iniziale, però, si è rivelata la base per un salto di qualità atletico. Una volta superato lo scoglio dell’adattamento, il risultato è una resistenza fuori dal comune: “poi ci si abitua e si scopre di poter correre e spingere per tutti i novanta minuti”.
Un salto di qualità per la carriera e per l’Atalanta
Il duro lavoro ha portato frutti concreti, sia a livello personale che di squadra. De Roon riconosce l’impatto diretto del tecnico sulla sua evoluzione professionale. “Grazie a Gasperini sono diventato un giocatore più forte, ho giocato la Champions League e sono arrivato in Nazionale”, ha affermato il centrocampista. Questo percorso di crescita individuale è andato di pari passo con l’ascesa del club, che sotto la guida del tecnico ha raggiunto traguardi storici. “Da noi ha portato tantissimi risultati”, ha ricordato, sottolineando la trasformazione dell’Atalanta in una presenza fissa nelle competizioni europee. Un legame che, nonostante la separazione professionale, non si è spezzato, come conferma lo stesso De Roon, che sente ancora periodicamente il suo ex allenatore.




