Un legame che il tempo non cancella. In un’intervista al Corriere della Sera, Gian Piero Gasperini ha parlato del suo presente ma soprattutto del suo passato, rivelando un forte sentimento di nostalgia per Bergamo. L’occasione è stata la presentazione di un vino Freisa a tiratura limitata, battezzato con il suo marchio di fabbrica tattico, il “343”, il cui ricavato andrà in beneficenza.
Un legame indissolubile con la città
Nonostante la nuova avventura professionale alla guida della Roma, il pensiero dell’ex tecnico della Dea torna spesso alla sua esperienza quasi decennale in nerazzurro. Gasperini ha definito quella con l’Atalanta “la tappa più lunga e intensa della mia esistenza da girovago del pallone”. Un legame che va oltre il campo, come dimostra una scelta personale precisa. “Mi manca tutto, di Bergamo: la mia casa lì non l’ho venduta”, ha confessato, ammettendo di provare una profonda nostalgia per una comunità in cui si era integrato perfettamente.
Il vino “343” come l’Atalanta
Il legame con la sua storia a Bergamo emerge anche nel progetto enologico. Il nome della bottiglia, “343”, è un omaggio diretto al modulo che ha reso celebre il suo gioco, portato al successo proprio sulla panchina nerazzurra. Gasperini ha tracciato un parallelo tra il vitigno Freisa, considerato ottimo ma un gradino sotto i più blasonati, e la filosofia del club bergamasco. Una metafora per chi, come l’Atalanta sotto la sua guida, ama costruire grandi imprese partendo dal basso, fino a raggiungere traguardi come le qualificazioni in Champions League e la vittoria dell’Europa League. “Il 3-4-3 è sempre stato il mio modulo di riferimento”, ha concluso.



