Giacomo Bonaventura dice addio al calcio. A 36 anni, il talento cresciuto nel vivaio dell’Atalanta ha annunciato il suo ritiro, chiudendo una carriera da 380 presenze in Serie A. La decisione è maturata lontano dai riflettori: “Non sentivo più il fuoco dentro”, ha confessato, “e non volevo trascinarmi in campo senza divertirmi più. Fisicamente avrei potuto continuare, ma è giusto così”.
Un debutto che cambia la vita
Il percorso di Bonaventura parte da Bergamo. Un legame che il centrocampista non dimentica, anzi, custodisce come uno dei momenti chiave del suo percorso. Sebbene la sua carriera si sia sviluppata anche con Milan e Fiorentina, l’origine di tutto è a Zingonia. Il ricordo più forte resta il debutto in Serie A con la maglia nerazzurra. “È stato il momento più bello”, ha raccontato a La Gazzetta dello Sport. “Non ci credevo più di tanto, giocavo nella Primavera e ogni tanto mi allenavo coi grandi. Quando ho esordito, ho cominciato a credere che forse avrei potuto fare davvero carriera”.
Il legame con le origini e il futuro
Nel ripercorrere le tappe del suo viaggio, Bonaventura riconosce il valore di ogni esperienza. “Al Milan sono stato sei anni e forse ci sono un po’ più legato”, ha ammesso, “ma anche Atalanta e Fiorentina sono state esperienze che mi hanno fatto crescere tantissimo”. Un percorso di maturazione che lo ha visto trasformarsi da giovane promessa a leader nello spogliatoio, imparando dai veterani per poi diventare lui stesso un esempio per i più giovani. Ora, archiviata la carriera da calciatore, si apre un nuovo capitolo. L’idea di un futuro in panchina si fa strada. “Mentre giocavo mi dicevo che avrei fatto l’allenatore. Adesso voglio stare con la famiglia, ma sento che la voglia mi sta tornando. Fare il corso mi sembra il ruolo più adatto al mio carattere”.




