L’idea era di aver trovato un altro Rafael Toloi. Quando Ervin Zukanovic arrivò a Bergamo nell’estate del 2016, le premesse erano quelle di un’operazione riuscita, un’intuizione di Giovanni Sartori che già lo conosceva dai tempi del Chievo. Un difensore mancino prelevato dalla Roma, con l’auspicio di poterne fare un pilastro. La realtà fu diversa.
Una stagione segnata dalle sconfitte
L’avventura del difensore bosniaco iniziò subito in salita. Il suo esordio, il 21 agosto 2016, coincise con la sconfitta casalinga per 4-3 contro la Lazio, in una difesa a tre completata da Raimondi e lo stesso Toloi. Un inizio difficile. Zukanovic fu titolare in tre delle prime quattro sconfitte nelle cinque giornate iniziali di quel campionato, il primo dell’era Gasperini. Invece di diventare una certezza, il suo nome restò legato a un avvio di stagione complicato per la squadra, che ancora doveva trovare la sua identità.
L’addio dopo San Siro e una carriera da giramondo
Il punto di non ritorno arrivò il 12 marzo 2017. A San Siro, contro l’Inter, l’Atalanta subì una delle sue peggiori sconfitte, un 7-1 senza appello, e Zukanovic era di nuovo in campo. Poco dopo, un infortunio muscolare lo mise fuori causa. La sua esperienza in nerazzurro si concluse di fatto lì, con un bilancio di 19 presenze prima del mancato riscatto e della cessione al Genoa. La sua carriera è poi proseguita da giramondo tra Turchia e Arabia Saudita, prima di iniziare un nuovo capitolo da allenatore in Bosnia. Una maglia vestita diciannove volte, un ricordo sbiadito di un’Atalanta che stava per sbocciare.




