L’accordo tra Maurizio Sarri e l’Atalanta è totale, secondo quanto riportato ieri da Fabrizio Romano. Per l’avvio di un nuovo ciclo a Bergamo, guidato dall’allenatore toscano, si attende solo la risoluzione burocratica del suo contratto con la Lazio. La società si prepara a una trasformazione profonda, che non riguarda solo la panchina ma l’intera identità tattica e progettuale.
Giuntoli e il nuovo corso
Il motore del cambiamento è Cristiano Giuntoli, il cui arrivo con un contratto fino al 2030 è stato l’innesco dell’operazione. L’ufficialità dell’operazione dovrebbe arrivare fra qualche giorno. È stato lui a puntare su Sarri come prima e unica scelta, ricomponendo un’accoppiata che aveva già lavorato insieme a Napoli. Questo nuovo assetto dirigenziale coincide con l’addio di Tony D’Amico, che lascia il club dopo quattro stagioni di successi, segnando la fine di un ciclo.
Addio al 3-4-2-1: la rivoluzione del Sarrismo
Il cambiamento più radicale avverrà sul campo. L’Atalanta si appresta a lasciare il 3-4-2-1, sistema che ha definito un’intera epoca, per adottare il 4-3-3 di Sarri. Si tratta di una svolta culturale che richiederà nuovi meccanismi e una mentalità diversa. Il reparto che subirà la metamorfosi più evidente è il centrocampo, dove il sistema di gioco richiede un regista e mezzali con caratteristiche precise.
Il futuro di Samardžić e le mosse di mercato
In questo nuovo contesto, il futuro di diversi giocatori è a un bivio. Per Lazar Samardžić, finora poco utilizzato, il gioco di Sarri potrebbe rappresentare il contesto ideale per la sua definitiva esplosione come mezzala di qualità. Intanto, le manovre di mercato sono già in moto, con la cessione di Éderson al Manchester United per circa 45 milioni e il rientro di Yunus Musah al Milan dal prestito.
Una Dea che si rigenera per puntare più in alto
Il progetto di rinnovamento dà spazio anche a giovani talenti come Marco Palestra, esterno classe 2005 rientrato dal prestito al Cagliari e pronto a giocarsi le sue carte. Nuovo allenatore, nuovo direttore sportivo, nuovo modulo: l’Atalanta non cambia per paura, ma per la volontà di aprire un altro ciclo ambizioso, ridefinendo la propria identità per puntare ancora più in alto.




