Le strade di Raffaele Palladino e dell’Atalanta si separano, ma al termine di una stagione che ha lasciato un’eredità tangibile. Subentrato con la squadra al tredicesimo posto, il tecnico ha trasformato il volto della Dea, riportandola in Europa con la qualificazione alla Conference League e ridefinendo il gioco e le ambizioni del club nerazzurro.
Una marcia da zona Champions
L’impatto di Palladino è certificato dai numeri. Dal suo insediamento, la squadra ha raccolto 46 punti in 27 partite. Questo rendimento, se proiettato sull’intera stagione, avrebbe posizionato l’Atalanta a soli quattro punti di distanza dal quarto posto valido per la Champions League. La progressione è evidente: il club è passato dalla tredicesima posizione con 13 punti a un settimo posto finale con 59 punti e un pass europeo assicurato. Una scalata che ha rilanciato la stagione bergamasca.
Attacco da primato e identità di gioco
Sotto la sua guida, l’Atalanta ha sviluppato una chiara identità offensiva, diventando una delle formazioni più propositive della Serie A. I dati confermano questa vocazione. I nerazzurri hanno chiuso il campionato come terza squadra per tiri totali (516), dietro solo a Juventus e Inter, e quarta per conclusioni nello specchio (267). Spicca il primato assoluto di 46 tiri effettuati dall’interno dell’area piccola. La qualità della costruzione del gioco è testimoniata dal terzo posto sia per passaggi chiave (972) sia per assist prodotti (405), a dimostrazione di una costante ricerca della rete.
Un’eredità completa e un futuro da scrivere
Il lavoro di Palladino non si è fermato all’attacco. Il tecnico ha costruito una squadra più equilibrata, portando la difesa a registrare la miglior performance del club negli ultimi dieci anni. È questa combinazione di solidità e gioco propositivo che ha completato la trasformazione della Dea, accendendo inevitabilmente i riflettori sul suo operato. L’addio a Bergamo apre ora nuovi scenari per la sua carriera: il suo nome è già sul taccuino di diversi club internazionali, con sondaggi concreti arrivati dalla Premier League, dalla Turchia e dal Qatar, a conferma di un’eredità che va oltre i confini italiani.




