Ci sono giocatori che, pur non essendo bomber prolifici, restano impressi nella memoria dei tifosi per la loro tecnica, la loro grinta e per aver segnato gol pesanti in momenti particolari. Carletto Perrone è uno di questi, un’ala-trequartista che ha illuminato le stagioni dell’Atalanta all’inizio degli anni Novanta, un periodo ricco di sfide e di nomi leggendari che hanno vestito la maglia nerazzurra.
Un pareggio d’autore in trasferta casalinga
Era l’8 settembre 1991 e l’Atalanta di Bruno Giorgi faceva il suo esordio stagionale “in casa”, anche se lontano dalle mura amiche. A causa dei lavori di ristrutturazione dello stadio di Bergamo, la squadra fu costretta a emigrare al Brianteo di Monza. In quella seconda giornata di campionato contro l’Ascoli, sotto di un gol firmato da Pergolizzi, servito da un giovane Oliver Bierhoff, serviva una scintilla per riaccendere la squadra. Quella scintilla arrivò dai piedi di Perrone, che ricevette un pallone da un compagno d’eccezione come Claudio Caniggia e con un preciso mancino firmò il definitivo 1-1. Un gol che non valse i tre punti, ma che resta un simbolo di quel periodo di transizione e di grandi talenti.
Quattro anni di corse, gol e notti europee
L’avventura di Carlo Perrone con l’Atalanta, durata quattro anni fino al 1994, è stata costellata di momenti significativi. In 132 presenze ha messo a segno 17 reti, molte delle quali di pregevole fattura o di grande importanza. Tra queste, spiccano le marcature contro squadre blasonate come Juventus, Roma e Fiorentina, a testimonianza della sua capacità di essere decisivo nei grandi appuntamenti. Perrone visse anche l’emozione di due partecipazioni alla Coppa Uefa, contribuendo al percorso europeo con un gol nel 4-1 casalingo contro il Fenerbahce. Un giocatore dal cuore grande, capace persino di segnare contro il Bari, la squadra della sua città, in una partita di Coppa Italia, dimostrando una professionalità che i tifosi atalantini non hanno mai dimenticato.




