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Atalanta, una stagione a doppio ritmo: più lento in A, più veloce in Champions

La Dea mostra due volti opposti: implacabile nelle notti europee, ma sorprendentemente vulnerabile contro le squadre minori del campionato. Un’incostanza che costa punti preziosi.

L’Atalanta vive una stagione a due velocità, mostrando una sorprendente metamorfosi tra le competizioni. Se in Champions League la squadra appare come un leone capace di domare qualsiasi avversario, in campionato emerge una fragilità inaspettata, soprattutto contro le formazioni di bassa classifica. Questa discontinuità di rendimento si sta rivelando un ostacolo significativo nella corsa per un posto nelle competizioni europee, un paradosso che richiede un’attenta analisi e una rapida inversione di rotta.

Un problema che viene da lontano

L’incapacità di mantenere la stessa concentrazione contro le cosiddette “piccole” non è una novità per l’Atalanta, ma un filo rosso che lega la gestione attuale di Palladino a quella precedente di Juric. Già in passato si erano registrati passi falsi con squadre come Pisa, Parma e Cremonese, oltre a sconfitte contro Udinese e Sassuolo. La tendenza si conferma anche oggi, con il pareggio di Pisa e una vittoria sofferta a Genova, ottenuta solo nel finale. Il problema sembra risiedere in un approccio mentale che porta a un calo di tensione automatico quando l’avversario non è di primo piano, influenzando negativamente le prestazioni di tutta la squadra.

Il turnover non è un alibi

Attribuire le colpe al turnover deciso da Palladino sarebbe una lettura superficiale. La rosa dell’Atalanta è una delle più profonde e qualitative della Serie A, con alternative del calibro di Hien, Musah e Pasalic che sarebbero titolari in molte altre squadre. Il problema non è chi scende in campo, ma l’atteggiamento e la “cattiveria” agonistica. Semmai, qualche dubbio è emerso sulla gestione tattica della partita contro il Pisa, dove il passaggio alla difesa a quattro e l’inserimento di Raspadori come unica punta hanno finito per destabilizzare l’assetto della squadra, che ha concesso il pareggio e rischiato la sconfitta, come dimostrano le statistiche (14 tiri a 9 per i toscani) e le parate decisive di Carnesecchi.

La metamorfosi in Champions League

Il vero enigma è come la squadra riesca a trasformarsi radicalmente nelle notti europee. Quando risuona l’inno della Champions League, l’Atalanta ritrova intensità, adrenalina e un’applicazione tattica impeccabile, come dimostrato nelle sfide contro Marsiglia e Chelsea. L’atteggiamento più propositivo degli avversari internazionali sembra esaltare le caratteristiche dei nerazzurri. Ci si attende una prestazione di alto livello anche nel prossimo impegno contro l’Athletic Bilbao, ma è fondamentale non commettere l’errore di considerare il campionato un impegno secondario. La strada maestra per l’Europa passa inevitabilmente dai punti conquistati in Serie A.

Inversione di rotta obbligatoria

Sotto la guida di Palladino, le difficoltà si concentrano soprattutto nelle partite in trasferta, dove il fattore ambientale sembra caricare maggiormente gli avversari. Il calendario offre ora un’opportunità importante con la sfida casalinga contro il Parma. Un appuntamento da non fallire per riprendere la marcia e puntare al quarto posto occupato dal Como. Per continuare a sognare in grande, l’Atalanta deve abbandonare la sua veste di “crocerossina” del campionato e riscoprire quella spietatezza necessaria per vincere le partite, a partire dalla prossima.