Mancare la qualificazione alla Champions League non è un addio. È solo un arrivederci. Questa è l’analisi del giornalista Pietro Serina, che inquadra la stagione dell’Atalanta in una prospettiva più ampia, lontana dai verdetti di una singola annata. La squadra bergamasca, secondo la sua visione, fa parte a pieno titolo del gruppo delle sette grandi del calcio italiano, non per le dimensioni della piazza ma per i risultati ottenuti sul campo. Un posto guadagnato con il lavoro e la programmazione.
I numeri europei confermano la solidità
I dati supportano questa tesi. Negli ultimi sette anni, il percorso europeo dell’Atalanta la colloca ai vertici del calcio nazionale, con sei partecipazioni alla massima competizione continentale. Solo l’Inter ha fatto meglio, centrando sempre la qualificazione. La Juventus, pur avendo disputato 48 partite contro le 47 dei nerazzurri, non ha mostrato la stessa continuità di presenze. Nello stesso periodo, altre grandi come la Roma non hanno mai raggiunto la fase a gironi della Champions, pur partecipando costantemente alle coppe europee. Questo dimostra come un anno di assenza sia un evento ciclico, già vissuto a turno da quasi tutte le big.
Restare in Europa è l’obiettivo primario
Il futuro del ciclo atalantino, che sia guidato da Raffaele Palladino o da un altro tecnico, dipende dalla capacità di rimanere nel giro delle competizioni UEFA. L’obiettivo è non perdere il contatto con il calcio continentale. Anche la Conference League rappresenterebbe un’opportunità, perché vedrebbe una squadra italiana come una delle favorite per la vittoria finale, garantendo così l’accesso all’Europa League per la stagione successiva. La semifinale di Coppa Italia contro la Lazio diventa così un crocevia. Un successo in quella partita potrebbe già assicurare alla settima classificata in campionato un posto in Europa.




