Il suo era il classico talento del numero 10 mancino, fatto di fantasia e giocate imprevedibili. Valter Mostosi, nato a Petosino, ha vissuto una carriera da calciatore segnata dal legame con l’Atalanta, un percorso iniziato nel vivaio e condizionato da una serie di infortuni. Il 24 giugno compie 64 anni, un traguardo che festeggia sul campo, ma in una veste diversa: quella di allenatore per i giovani.
L’esordio precoce e le gerarchie in prima squadra
Titta Rota lo fece esordire in prima squadra a soli 17 anni. Era il 22 agosto 1979, in una partita di Coppa Italia contro la Spal. Mostosi condivideva lo spogliatoio con futuri dirigenti come Giancarlo Finardi e compagni di giovanili come Gian Pietro Percassi. La sua strada verso un posto da titolare trovò però un ostacolo in Augusto Scala, che gli era davanti nelle gerarchie. Nonostante il talento, il suo fisico iniziò a mandare segnali negativi dopo i 19 anni, limitando a 44 le sue presenze totali con la maglia nerazzurra.
Dalla Serie C al ruolo di educatore nel calcio giovanile
La sua esperienza con la Dea incluse anche la storica retrocessione in Serie C1, un periodo difficile per il club. In quella squadra c’erano giocatori come Vavassori, Festa e Garritano, a cui si aggiunsero poi elementi come Marino Magrin sotto la guida di Ottavio Bianchi. La sua ultima stagione a Bergamo, quella della promozione in B nel 1982/83, fu vissuta ai margini a causa del servizio militare. La carriera di Mostosi proseguì poi nelle serie minori, tra Ospitaletto, Telgate e Verdello, prima di chiudere con il calcio giocato a 28 anni. Oggi la sua passione continua all’Almè, dove allena Allievi e Giovanissimi al fianco di altre conoscenze nerazzurre come Adriano Ferreira Pinto e Domenico Moro.




