Tredici punti in undici partite. Un dato che si ripete, quasi identico, all’inizio e alla fine della stagione dell’Atalanta, e che la inchioda a un settimo posto finale. La classifica è la fotografia di un’annata spezzata, iniziata con una guida tecnica e proseguita con un’altra, tra una rimonta e un’involuzione che ha lasciato più di un interrogativo.
Una stagione in tre atti
Il campionato nerazzurro si è sviluppato su tre binari distinti. L’avvio con Ivan Juric in panchina ha prodotto un rendimento da tredicesima forza del campionato, una partenza che ha portato al suo esonero. Poi è arrivata la gestione di Raffaele Palladino, capace di cambiare volto alla squadra con una serie di risultati positivi e un gioco ritrovato, un percorso che ha avuto il suo culmine nell’impresa europea contro il Borussia Dortmund. Infine, la primavera ha visto un’involuzione netta. Nelle ultime undici gare sono arrivate solo tre vittorie, per un totale di tredici punti che, in quel parziale, valgono il quattordicesimo posto in classifica. Una chiusura quasi speculare all’inizio.
La crepa fuori dal campo
Le tensioni maggiori sono emerse lontano dal terreno di gioco. Secondo alcune ricostruzioni, la dirigenza dei Percassi aveva proposto a Palladino un contratto pluriennale, un segnale di fiducia per un progetto a lungo termine. La risposta del tecnico, che avrebbe richiesto l’inserimento di clausole liberatorie o, in alternativa, un accordo annuale, ha sorpreso la società. Questa posizione è stata interpretata come una mancanza di legame al progetto Atalanta, alimentata da un’ambizione che lo stesso allenatore ha poi cercato di mitigare nelle sue dichiarazioni pubbliche. Nel frattempo, però, qualcosa nel rapporto si era incrinato.
L’assenza che pesa
Un altro episodio ha contribuito a raffreddare ulteriormente i rapporti tra le parti. In occasione della finale di Coppa Italia Primavera, la dirigenza del club era presente per sostenere i giovani. Palladino, che vive a Milano, non si è presentato in tribuna alla New Balance Arena. Un’assenza notata, specialmente a confronto con la presenza di Luciano Spalletti, arrivato appositamente da Torino per seguire la Juventus. Nel linguaggio non verbale del calcio, un segnale che ha lasciato il segno e ha alimentato le voci su un possibile divorzio. Nonostante le frizioni e un finale di stagione al di sotto delle aspettative, il rapporto tra Palladino e l’Atalanta è destinato a continuare, come confermato dalla sua presenza in panchina per la stagione 2025/26. La società e il tecnico hanno evidentemente trovato un punto d’incontro per proseguire insieme, con l’obiettivo di dare una nuova coerenza a un progetto che nell’ultima annata ha mostrato troppe facce diverse.




