Gian Piero Gasperini ha vuotato il sacco. La rottura con l’Atalanta, dopo un legame lungo quasi un decennio, è nata da una percezione chiara e da un cambiamento strutturale ai vertici del club. L’ex tecnico nerazzurro ieri in conferenza stampa ha spiegato che la decisione di lasciare Bergamo è maturata da una sensazione netta: il suo ciclo era finito. Non poteva dare di più. A influire sulla scelta è stato il cambiamento nella proprietà, con un Antonio Percassi non più unico proprietario. “La considerazione nei miei confronti non era più la stessa”, ha ammesso il tecnico.
Un ciclo chiuso e la nuova avventura
La scelta di non proseguire con l’Atalanta non è stata un colpo di testa. Gasperini avrebbe rispettato il contratto in essere, ma senza firmare alcun rinnovo. Quando a fine campionato si è presentata l’opportunità di trattare con un altro club, ha deciso di coglierla. Nessun rimpianto. L’approdo a Roma è stato definito una “opportunità straordinaria”. Il tecnico ha anche risposto con ironia a chi lo descrive come un personaggio difficile, ricordando i suoi lunghi periodi a Bergamo e Genova. “Forse non sono una persona così terribile con cui lavorare”, ha commentato. Le divergenze di opinioni in nove anni sono state fisiologiche, paragonate a dinamiche coniugali: pochi litigi accesi a fronte di innumerevoli momenti positivi.
Il rapporto con l’erede Palladino
Il calendario ora mette Gasperini di fronte al suo erede, Raffaele Palladino, attuale allenatore dell’Atalanta nella stagione 2025/26. Un legame che parte da lontano. “Lo conosco da quando era un ragazzino di diciassette anni”, ha raccontato Gasperini, ripercorrendo le tappe condivise dalla Serie C alla Primavera bianconera, fino al Genoa. Ha anche rivelato come Palladino, agli inizi della sua carriera da allenatore, venisse spesso a studiare i suoi metodi, confermando il suo ruolo di mentore. Le scintille agonistiche della gara d’andata vengono derubricate a normale adrenalina da partita. Tutto rientra. “Quando l’arbitro fischia la fine, l’astio svanisce e torna la lucidità. È giusto e sano che sia così”, ha concluso.




