Magrin, da idolo dell'Atalanta all'eredità impossibile di Platini alla Juve
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Magrin, da idolo dell’Atalanta all’eredità impossibile di Platini alla Juve

La carriera di Marino Magrin, eroe a Bergamo con una doppia promozione e punizioni leggendarie, e la difficile sfida di sostituire Michel Platini alla Juventus. Una storia di destini incrociati.

L’asse di mercato tra Bergamo e Torino ha visto transitare numerosi giocatori, ma poche storie intrecciano i destini di Atalanta e Juventus come quella di Marino Magrin. Il suo percorso lo ha trasformato da eroe nerazzurro a erede designato di un’icona bianconera, un ruolo che avrebbe messo alla prova chiunque.

L’idolo di Bergamo e le punizioni ‘bomba’

Arrivato a Bergamo nel 1981 su indicazione di Ottavio Bianchi, Magrin divenne presto un pilastro della squadra. Il centrocampista veneto fu protagonista di una doppia promozione che riportò il club nella massima serie dopo tre anni. I tifosi lo adottarono, accompagnando le sue celebri punizioni con il coro “Tira la bomba, tira la bomba…”. Il suo legame con la città si consolidò anche attraverso la musica: fu lui a cantare l’inno “Forza Atalanta dai, vinci più forte che puoi”, ancora oggi uno dei più noti tra i sostenitori della Dea. La passione per musica e calcio è un affare di famiglia, con il figlio Michele che ha composto l’inno del Monza.

Il peso della 10 e il passaggio in bianconero

Il 17 maggio 1987 segnò un crocevia. Mentre l’Atalanta di Nedo Sonetti vedeva svanire le speranze di salvezza con un palo colpito proprio da Magrin a Firenze, a Torino Michel Platini giocava la sua ultima partita. Il sostituto del francese alla Juventus fu individuato proprio nel centrocampista nerazzurro. L’eredità era immensa. Per alleggerire la pressione, il tecnico Rino Marchesi scelse di non affidargli la maglia numero 10, ma una più cauta numero 8. Si trattava del coronamento di una carriera iniziata dal basso, dalla Virtus Bassano al Montebelluna, prima di essere notato al Mantova da Bianchi, che lo volle con sé per la ricostruzione atalantina dopo la retrocessione in Serie C.