Raffaele Palladino è oggi un allenatore apprezzato per il suo acume tattico e la sua capacità di gestione del gruppo. Ma quali sono le radici del suo approccio al calcio? A svelare i tratti del giovane Palladino è Vincenzo Chiarenza, suo tecnico ai tempi della Primavera della Juventus nella stagione 2003-2004, intervistato da Tuttosport.
Personalità e leadership: il ritratto del giovane Palladino
L’impatto di Raffaele Palladino nel gruppo della Juventus Primavera è stato immediato, secondo il suo ex allenatore. Chiarenza ricorda un ragazzo che spiccava per la sua serietà e una personalità fuori dal comune, qualità indispensabili per emergere nel calcio professionistico. “L’ho notato subito: era un ragazzo a posto, pulito. Mostrava una grande personalità”, racconta Chiarenza.
Un “falso nove” con grande talento
Dal punto di vista tecnico, Palladino era un giocatore che Chiarenza definisce atipico e prezioso. Agiva come un “falso nove”, un ruolo che interpretava con intelligenza e qualità. La sua dote principale era la capacità di gestire il pallone: “Quando la palla arrivava a lui, la gestiva e non la buttava mai via”, spiega il suo ex allenatore. Tuttavia, la sua carriera da calciatore è stata segnata da infortuni importanti, in particolare a un ginocchio, che ne hanno frenato l’ascesa. Secondo Chiarenza, senza quegli stop, il suo percorso avrebbe potuto essere ancora più importante, magari proprio alla Juventus, che all’epoca preferiva puntare su giocatori già affermati.




