Calcio concreto, nervoso, identitario. Bastano tre parole per descrivere l’Atalanta della stagione 1995/96, quella del ritorno in Serie A sotto la guida di Emiliano Mondonico. Una squadra capace di imprese memorabili e di crolli improvvisi, che ha lasciato un segno nel cuore dei tifosi.
Un campionato sull’altalena
Un’Atalanta a due facce. La squadra neopromossa in Serie A visse un campionato di alti e bassi, toccando il terzo posto in classifica a inizio dicembre dopo una striscia di quattro vittorie consecutive. Poi una caduta verticale. Sei sconfitte di fila fecero scivolare i nerazzurri verso la parte destra della classifica, fino a un tredicesimo posto finale che non rende giustizia alle emozioni di quella stagione.
La cavalcata in Coppa Italia
La vera firma fu in coppa. Il percorso in Coppa Italia regalò le soddisfazioni maggiori, con l’eliminazione in sequenza di Cremonese, Cagliari e Bologna. Il capolavoro arrivò contro la Juventus detentrice del trofeo, superata a Torino grazie a una rete di Fabio Gallo nei tempi supplementari. Un’impresa memorabile. Il sogno si spense solo nella doppia finale contro la Fiorentina, ma quella cavalcata resta uno dei capitoli più emozionanti della storia del club.
I protagonisti di un’annata indimenticabile
Quella squadra era un mix di talento e grinta. A illuminare la scena c’era la fantasia di Domenico Morfeo, capocannoniere della squadra con 11 reti, e la potenza di un giovane Christian Vieri, che si impose con 10 gol in 21 presenze. Insieme firmarono 22 reti. Alle loro spalle, una difesa rocciosa con elementi come Montero, Paganin e Luppi garantiva solidità, mentre a centrocampo l’equilibrio era affidato al capitano Daniele Fortunato. Non un uomo da copertina, ma il perno silenzioso che teneva insieme il sistema di Mondonico.




