Tornano le voci su un possibile addio di Lazar Samardzic. Il centrocampista serbo sarebbe insoddisfatto del suo impiego, ma i dati della sua stagione con l’Atalanta raccontano una realtà differente. Un paradosso per un giocatore che, pur partendo spesso dalla panchina, ha lasciato il segno in più occasioni.
I numeri che pesano
Il suo contributo in Champions League è stato tangibile. Quattro reti nel torneo lo dimostrano. Samardzic ha trasformato il rigore del pareggio contro il Bruges, avviando la rimonta firmata Pasalic, e ha guadagnato il penalty con cui Krstovic ha superato il Borussia Dortmund. A queste si aggiungono la rete della vittoria a Marsiglia e il colpo di testa nella trasferta di Monaco. Anche in campionato il suo apporto si è visto: l’assist per il tris al Torino, quello per la doppietta di Scamacca contro il Cagliari e le reti che hanno fruttato quattro punti contro Como e Napoli.
Un equivoco tattico
Il suo minutaggio resta un punto interrogativo. Tredici presenze da titolare e 22 da subentrato. In totale, 1.323 minuti che lo definiscono una riserva con possibilità di gioco. Il tecnico Raffaele Palladino lo stima, ma il suo ruolo di mezzala pura ne limita l’impiego in altre posizioni del campo. A differenza di altri compagni, la sua trasformazione in attaccante o esterno non si è mai concretizzata, creando un equivoco tattico sul suo utilizzo. Non può avere lo stesso spazio che aveva a Udine. Cedere un giocatore con le sue qualità tecniche sarebbe una perdita per la rosa, ma la valutazione di venti milioni di euro per il suo cartellino rappresenta un ostacolo per eventuali acquirenti.




