L’Atalanta è casa. Usa queste parole Bortolo Mutti per descrivere il suo legame con i colori nerazzurri, un rapporto viscerale nato nell’infanzia e raccontato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport. L’ex allenatore, che in carriera ha guidato squadre da nord a sud, apre la sua valigia dei ricordi mettendo Bergamo al primo posto, un sentimento che va oltre il calcio.
Un amore nato da bambino
Un amore nato da lontano. Mutti racconta di quando, da bambino, percorreva 20 chilometri in bicicletta solo per poter vedere giocare la sua squadra del cuore. Un affetto così radicato da creare qualche imbarazzo durante la sua militanza nel Brescia. Un suo gol in un derby gli costò il saluto di alcuni compaesani, un aneddoto che descrive la passione del territorio. La pace arrivò nel 1981, con il ritorno alla Dea da calciatore per una cavalcata definita ‘favolosa’ che portò la squadra dalla Serie C alla Serie A.
Il cuore a Bergamo, la gloria a Messina
Se l’Atalanta rappresenta “l’infanzia, la casa”, la realizzazione professionale per Mutti porta il nome di Messina. Il settimo posto in Serie A conquistato nel 2005 è un traguardo che “non ce lo toglierà nessuno”. Un’impresa costruita in un contesto unico, con la squadra che si allenava in un campo militare e una città che spingeva i suoi eroi tra “clacson e incitamenti”. Due amori diversi: l’Atalanta le radici, Messina la consacrazione.




