La separazione tra Raffaele Palladino e l’Atalanta è decisa, ma bloccata da un complesso nodo contrattuale. L’intoppo principale riguarda le modalità di risoluzione dell’accordo in essere, un ostacolo che al momento impedisce al club di ufficializzare l’arrivo di Maurizio Sarri, il cui ingresso a Zingonia è strettamente legato all’uscita del suo predecessore.
Rescissione o licenziamento: il bivio della Dea
Il contratto che lega Palladino alla società bergamasca scade il 30 giugno 2027. La via maestra per la separazione sarebbe una rescissione consensuale. Se le parti non dovessero raggiungere un’intesa, l’Atalanta si vedrebbe costretta a procedere con un licenziamento formale. Questa seconda opzione, però, attiverebbe una clausola che impedirebbe al tecnico di firmare per un’altra squadra senza il preventivo consenso della Dea. Un vincolo che, come riferisce L’Eco di Bergamo, spinge entrambi gli attori a cercare una soluzione condivisa per sbloccare la situazione. La gestione dei contratti onerosi è un tema per il club, che ha ancora a bilancio quello di Ivan Juric fino al 2027.
Il pressing del Beşiktaş e l’attesa di Sarri
Mentre a Bergamo si tratta, diversi club si sono già mossi per Palladino. Il Beşiktaş è la società che ha mostrato l’interesse più concreto, inserendo il tecnico campano in una rosa di candidati che include anche profili come Vincenzo Italiano e Arne Slot. Sullo sfondo rimangono anche le attenzioni di Milan, Sassuolo e alcune squadre francesi. Nel frattempo, Maurizio Sarri attende il suo turno. L’accordo per il suo approdo a Bergamo è già stato raggiunto sulla base di un contratto da 3 milioni di euro annui, con una durata fino al 2028 e un’opzione per la stagione successiva. Tuttavia, l’Atalanta ha deciso di non procedere con alcun annuncio ufficiale fino a quando la vicenda Palladino non sarà conclusa, per un principio di correttezza istituzionale.




